«Oggi assistiamo al linguaggio dell’odio e all’individuazione di nemici da eliminare, invece credo che ci sia bisogno di un elevato senso di responsabilità politica. Perché la politica deve smettere di ricercare facili consensi e dovrebbe comprendere fino in fondo che il garantismo è alla base delle democrazie evolute, regge e sostiene gli equilibri sociali fondandoli sul rispetto della dignità dei cittadini». L’avvocato Marco Campora, presidente della Camera penale di Napoli, parla dell’importanza del garantismo, soprattutto in un momento storico come quello attuale in cui si assiste a una deriva populista e giustizialista che punta a raccogliere consensi e nascondere fallimenti della politica. Una riflessione che matura all’indomani della polemica tra il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli e i penalisti napoletani, scoppiata in seguito a un video con cui il politico aveva commentato sui social la storia del rider aggredito e rapinato da un gruppo di giovanissimi facendo considerazioni su una Napoli perbene e su una Napoli da cui prendere le distanze e condendola con riferimenti agli avvocati che difendono persone legate alla camorra, salvo poi precisare di non avercela con la categoria ma con presunti singoli casi.
«Da un uomo delle istituzioni ci auguriamo pubbliche scuse», precisa Campora. La giunta della Camera penale che presiede ha assunto una posizione decisa su questa vicenda, firmando una nota in cui si sottolinea che «c’è una nuova ideologia che si aggira nel nostro Paese, ed evidentemente nelle nostre istituzioni, che volutamente cerca di rimuovere ogni analisi di tipo sociale e collettivo cercando di trasformare il problema della criminalità in un problema di tipo esclusivamente individuale». «Le accuse sono sparate nel mucchio – si legge nella nota – e la colpa che si addebita ai penalisti è proprio esclusivamente quella di difendere i cittadini imputati di gravi reati, cioè coloro che sono pubblicamente additati come nemici. Ebbene, dobbiamo ancora una volta ribadire che la funzione dell’avvocato è quella di difendere i singoli soggetti e non fenomeni criminali. È quella di far rispettare le leggi. È quella di tutelare il singolo imputato dalla forza di un apparato statale mastodontico che finirebbe per stritolarlo in assenza del corretto esercizio della difesa».
Una precisazione che si è resa necessaria anche in ragione dell’ondata giustizialista del momento. «La pandemia ha accentuato la crisi sociale ed economica e ha inciso fortemente sulla crisi delle professioni, anche della nostra – spiega Campora – Negli ultimi vent’anni, inoltre, abbiamo assistito al proliferare di micro-riforme che, in maniera disarmonica e spesso scomposta, hanno interessato il tema della giustizia penale. È ora necessaria una riforma strutturale, organica, del processo penale ed è altresì necessario riaffermare la centralità del ruolo del difensore. Per farlo dobbiamo partire dal concetto di garantismo». «Questi sono tempi difficili in cui sono fortemente in discussione le garanzie delle persone, ma noi siamo per le garanzie – aggiunge – e chi è per le garanzie è a favore di uno Stato giusto, vicino ai più deboli e agli ultimi. Pretendere un processo giusto, che la custodia cautelare sia uno strumento eccezionale e che la pena non sia una forma di vendetta dello Stato ma sia volta al recupero del colpevole significa avere attenzione e una certa sensibilità verso i diritti costituzionali che spesso sono ormai superficialmente trascurati. Ed è qui che acquisisce rilievo il ruolo dell’avvocato che deve garantire il corretto esercizio di difesa, deve far rispettare le regole e i principi costituzionali per evitare il pericolo di un’idea di giustizia vendicativa». «Lo stato epidemiologico – conclude Campora – potrebbe essere un’occasione ghiotta per comprimere una serie di diritti. Noi vigileremo sempre, controlleremo e reagiremo a qualsiasi forma di compressione delle garanzie dei cittadini. E non accetteremo mai il processo da remoto, perché il processo penale dovrà sempre essere svolto alla presenza delle parti processuali».
Anche l’Aiga di Napoli, che rappresenta i giovani avvocati, condivide la linea della Camera penale, stigmatizzando le parole di Borrelli: «Il ruolo dell’avvocato è quello di assistere i cittadini tutti e vigilare sul rispetto della corretta applicazione del diritto. Rattrista dover fare sottolineare di questo tipo in un Paese liberale e democratico come il nostro».