Autoctoni, italiani e per tutte le tasche. Nonostante la pandemia, l’Italia sarà ancora leader nelle vendite di spumanti nel mondo. I consumatori non rinunceranno al vino simbolo delle feste. Si prevede però un effetto sostituzione: giù i top di gamma, a cominciare dallo Champagne, su i prodotti più accessibili. Secondo le stime sui consumi di bollicine nelle prossime festività, fornite dall’Osservatorio del Vino di Unione italiana vini (Uiv) e da Ismea, i produttori italiani venderanno 273 milioni di bottiglie di spumante (+1,3% sul 2019) di cui quasi 74 milioni in Italia (-2,3%).

Allo stesso tempo, è prevista una contrazione della spesa (-9%) provocata dalla crisi sanitaria ed economica. A fronte del minor potere di acquisto dei consumatori, ricorda Paolo Castelletti, segretario generale di Unione italiana vini, “la maggior versatilità di gamma delle bollicine italiane ci permette di reagire con più elasticità alle dinamiche di mercato”. Proprio così: chi vuole bere spumanti italiani ha davvero un’ampia possibilità di scelta.

A trainare il settore è il distretto del Prosecco. Esteso principalmente in Veneto e, in parte, nel Friuli Venezia Giulia, questo territorio appare come uno spettacolare giardino di vigne. Divenuto, non a caso, patrimonio dell’Unesco. Realizzato con il metodo charmat – poiché la seconda fermentazione avviene in autoclave – il Prosecco viene prodotto, sulla base di uve Glera, dalla bellezza di 1150 aziende vitivinicole e 350 case spumantistiche. L’altro cavallo di razza del settore con il suo metodo classico – che prevede la seconda fermentazione in bottiglia – è la Franciacorta, territorio lombardo esploso a cavallo degli anni 50 e 60 grazie al pionierismo e agli investimenti di imprenditori illuminati. Questo è il regno di Chardonnay e Pinot Nero. Altre due storiche denominazioni del metodo classico sono senz’altro quella del Trento doc e dell’Oltrepò Pavese. Scegliere tra questi campioni della spumantistica nazionale darà grandi soddisfazioni a chi vorrà celebrare degnamente le feste.

Ma non finisce qui. In Italia la produzione di bollicine, spesso sulla base di uve autoctone, è ormai diffusa ovunque. Basti pensare, per esempio, agli spumanti rosati pugliesi a base di Negroamaro e Susumaniello. Chi cerca una esperienza alternativa rispetto alle classiche denominazioni, può trovare, da Nord a Sud, numerose e valide proposte di bolle capaci di reggere gli abbinamenti nel corso dell’intero pasto. Qualche suggerimento?

Il Brut rosè Rosanna di Ettore Germano, metodo classico a base di Nebbiolo in purezza (Piemonte), l’ExtraBrut Lessini Durello Doc di Gianni Tessari, da uve Durella 100%, con 60 mesi di sosta sui lieviti (Veneto), il Gladius di Terre de la Custodia, metodo classico da uve Grechetto e Pinot Nero (Umbria), il Brut Dea di Francesco De Angelis, metodo charmat realizzato con le uve biologiche del celebre Asprinio di Aversa (Campania), l’Etna Doc Re Befé Extra Brut di Tenute Al-Cantàra dalle uve vulcaniche di Nerello Mascalese (Sicilia).  Altro che Francia: l’Italia, scrigno di numerosi tesori vitivinicoli, è anche il regno di fantastici spumanti.

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