Un ‘cold case’ di camorra risolto dopo 23 anni. L’omicidio di Vincenzo Siervo ‘o paccon’, affiliato al clan Mazzarella di Napoli ucciso il 25 gennaio 1998 a Casoria, ha un responsabile.

I carabinieri del del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno infatti dato esecuzione ieri, con la notizia diffusa solo oggi, a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di Mauro Franzese, elemento di spicco del clan Moccia di Afragola, già detenuto per altra causa.

Franzese è infatti gravemente indiziato di aver materialmente commesso, assieme ad altre persone, l’omicidio di Siervo. Un agguato che, come ricostruito nel provvedimento cautelare del Gip, ha segnato segnato la storia della criminalità organizzata napoletana avendo dato inizio alla faida, sino a quel momento latente, tra il clan Mazzarella e il cartello camorristico dell’Alleanza di Secondigliano che intratteneva “buoni rapporti” con il clan Moccia.

La genesi dell’omicidio di ‘o paccon’ Siervo va ricercata proprio nella contrapposizione tra Mazzarella, Alleanza di Secondigliano e clan Moccia. Per quest’ultima cosca criminale infatti l’uccisione di Siervo era diventata strategica in quanto quest’ultimo si era trasferito a vivere a Casoria, territorio dove da sempre opera il clan Moccia e dunque la sua presenza e operatività era quanto mai sgradita.

A incastrare Franzese sono state le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia.

Ma dietro l’omicicio potrebbe esserci anche una questione ‘personale’: altri collaboratori di giustizia, spiegano dalla Procura, hanno indicato Siervo come partecipante della strage del mercato ortofrutticolo di Casoria del 15 settembre 1990. In quell’occasione perse la vita un ragazzino di 11 anni e venne ferito anche il fratello di Mauro Franzese, Antonio.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia