Weekend di fuoco a Hong Kong. Da venerdì a domenica la polizia ha arrestato un totale di 154 persone, di cui 51 solo domenica qualificatesi come personale medico, paramedico e giornalisti. Nella conferenza stampa quotidiana trasmessa in streaming, un portavoce ha assicurato che gli agenti sono determinati a permettere alle ambulanze di entrare nel PolyU al fine di trasportare i feriti in ospedale per le cure necessarie, prima dell’avvio di ulteriori indagini a loro carico. La protesta di Hong Kong ha raggiunto dunque una nuova escalation di violenze tra manifestanti pro-democrazia contro il governo. Quando erano da poco passate le 4:30 della notte, ora locale, la polizia ha fatto irruzione nel campus del Politecnico, roccaforte della protesta dove si erano asserragliati i manifestanti, con le forze dell’ordine che dopo ore di assedio hanno arrestato centinaia di persone.

Si sono sentite, come riferito da testimoni, anche diverse esplosioni. Fino a quel momento invece la polizia si era ‘limitata’ ad utilizzare gas lacrimogeni, mentre dall’interno i manifestanti rispondevano con molotov e frecce. Una di queste, scagliata dal tetto dell’università, aveva ferito sabato un agente poi trasportato in ospedale. Per rallentare l’assalto della polizia i giovani hanno anche dato fuoco ad un ingresso del Politecnico, ma intere aree del campus sono andate in fiamme.

Tramite il rettore della Polytechnic University la polizia aveva quindi fatto sapere che chi si fosse consegnato sarebbe stato giudicato secondo la legge. Quando alcuni dei manifestati hanno provato ad uscire dal campus, le forze dell’ordine li hanno però fermati con i lacrimogeni per il timore che volessero fuggire. Così molti manifestanti sono rientrati, mentre altri si sono diretti in altre aree del centro dove si è aperto un nuovo fronte di protesta.

LA REAZIONE DI PECHINO – La protesta nell’ex colonia britannica è in corso da settimane, ma negli ultimi giorni la situazione è diventata ormai insostenibile e fuori controllo anche per le forze dell’ordine. Che la situazione stesse sfuggendo di mano lo aveva fatto capire lo stesso presidente cinese Xi Jinping, che nei giorni scorsi ha dichiarato come Pechino era pronto a tutto “pur di porre fine – queste le sue parole – alla violenza e ristabilire la normalità”.