Il prossimo 21 novembre sarà il quindicesimo anniversario del brutale omicidio di Gelsomina Verde, la giovane 21enne torturata, ammazzata e bruciata dalla camorra perché non aiutò gli uomini del clan Di Lauro nelle ricerche di un killer degli Scissionisti durante la faida di Scampia. A “Mina” è stata dedicata anni fa un’area verde in via Caio Duilio, nel quartiere napoletano di Fuorigrotta.

Aiuola che nel tempo è stata abbandonata all’incuria e al degrado tanto da spingere il fratello della giovane vittima, l’attore Francesco Verde (che ha partecipato anche alla serie Gomorra), oltre ad alcune associazioni presenti sul territorio, a intervenire per riqualificare l’area. In azione l’associazione Progetto per la vita e l’Officina delle Culture Gelsomina Verde, insieme ad alcuni detenuti, che hanno ottenuto l’affidamento in prova ai servizio sociali, dell’associazione (R)esistenza Anticamorra di Scampia, guidata da Ciro Corona. Rimosse erbacce e rifiuti di ogni genere lasciati all’interno dell’area verde presente in una zona molto trafficata della città.

Maurizio è uno dei beneficiari delle misure alternative alla detenzione. “Sto scontando – racconta – una condanna di contrabbando di due anni e quattro mesi. Ho avuto la possibilità di uscire un anno prima per terminare la pena in affidamento ai servizi sociali. Così ci rendiamo utili alla società. Sapendo che abbiamo fatto uno sbaglio ci sentiamo più sollevati nell’espiare la pena lavorando nonché qualificati perché abbiamo capito l’errore commesso e ora stiamo facendo una cosa utile per questa stessa società che abbiamo danneggiato”. Per Maurizio “stare in carcere non serve a niente, è solo una punizione. In cella che ho da fare? Mi arrabbio solo di più perché non c’è nulla”.

Amaro il commento di Francesco Verde, fratello di “Mina”, deluso sia per lo stato di abbandono in cui versa l’aiuola sia per i continui benefici di cui usufruisce Ugo De Lucia, l’uomo che ha ucciso la 21nnne e che è stato condannato in via definitiva all’ergastolo. De Lucia, che non è al 41bis, negli anni scorsi è diventato anche papà. “Mi vergogno di essere un cittadino italiano – chiosa l’attore – perché lo Stato non ci tutela, incita le persone a delinquere perché le pene non sono certe e non c’è riabilitazione, quindi si ritorna a commettere gli stessi reati. L’uomo che ha ammazzato mia sorella già da anni riceve permessi premio per lasciare il carcere. Se ci fosse una pena concreta le persone ci penserebbero bene prima di commettere dei reati”.