La pandemia ha messo in ginocchio il Paese costringendolo a due mesi di immobilità, ma ai primi di maggio le restrizioni sono via via sparite e l’economia ha provato lentamente a rialzarsi. Del successivo allentamento di tali vincoli ha beneficiato soprattutto il Mezzogiorno, per il quale il turismo resta una risorsa fondamentale. L’insorgere dell’emergenza sanitaria ha quasi azzerato i flussi di vacanzieri: nel periodo marzo-maggio 2020, gli arrivi e le presenze complessivi nel nostro Paese sono scesi rispettivamente del 95,2 e del 91% rispetto agli stessi mesi del 2019; la spesa dei turisti stranieri si è ridotta dell’87,6%.

Il calo è stato netto in tutte le aree del Paese, ma il Nord-Ovest e il Centro, che generalmente tra marzo e maggio registrano una quota di presenze maggiore della media nazionale, sono state verosimilmente le aree più penalizzate dalle restrizioni alla mobilità. Tutto ciò emerge dall’ultimo dossier sulle economie regionali stilato da Bankitalia. Il permanere di alcune restrizioni agli spostamenti internazionali e l’incertezza sull’evoluzione della pandemia hanno continuato a incidere negativamente sui flussi di turisti extra-europei, spesso diretti verso le città d’arte del centro.

In attesa dei dati ufficiali sui flussi turistici nei mesi estivi, indicazioni circa il loro andamento possono essere ricavate dai dati di traffico relativi alle diverse modalità di trasporto. Dopo la forte riduzione osservata nella fase acuta dell’emergenza sanitaria, a partire da giugno il traffico veicolare, inclusivo dei mezzi pesanti, si è progressivamente riavvicinato a livelli di normale operatività. Ciononostante, secondo l’Anas, ad agosto soltanto il Sud ha recuperato i volumi dell’anno precedente, mentre le altre aree, incluse le isole, hanno continuato a registrare valori più bassi di almeno il 5%.

Le regioni del Sud, meno legate al manifatturiero ma più dipendenti dal settore dei servizi rispetto a quelle del Nord, sono state protagoniste di una ripresa durante l’estate. Merito del turismo, ovviamente. Il recupero del Mezzogiorno è stato più rapido di quello delle altre aree fino alla metà di agosto, verosimilmente sostenuto dai flussi verso le mete balneari. Nella media di agosto, le presenze di stranieri erano inferiori di circa il 30% rispetto al 2019 in tutte le aree a eccezione del Centro, dove il calo si attestava intorno al 50%. La riduzione degli spostamenti a lungo raggio ha aumentato il peso relativo dei turisti stranieri provenienti dai Paesi europei più prossimi, come Germania e Svizzera, e dal Regno Unito limitatamente alle regioni centro-meridionali.

In settembre il recupero dei flussi turistici si è arrestato in tutte le aree, in coincidenza con la nuova accelerazione della curva epidemiologica di alcuni Paesi europei. Le riaperture sono state accompagnate da una ripresa solo parziale dei livelli di attività. L’attività del comparto dei servizi ha comunque risentito della forte contrazione della domanda: in base al sondaggio Sondtel, nei primi tre trimestri il fatturato si è ridotto per il 70% delle imprese del Nord Ovest e del Centro, e per circa il 65 per cento di quelle del Nord Est e del Mezzogiorno. La contrazione sarebbe sensibilmente maggiore per alcuni settori, come gli alberghi e la ristorazione, particolarmente colpiti dal blocco dei flussi turistici durante l’emergenza e dalla loro ripresa solo parziale nei mesi estivi.

Ed eccoci al manifatturiero. Nei mesi estivi le valutazioni delle imprese manifatturiere sul livello degli ordini sono progressivamente migliorate in tutte le aree, ma a settembre si collocavano ancora molto al di sotto dei livelli registrati prima dell’emergenza. Nel Nord-Ovest il recupero è stato più lento che nel resto del Paese. Nell’indagine straordinaria sugli effetti del coronavirus (Iseco), svolta dalla Banca d’Italia e riferita al primo semestre, pressoché i due quinti delle imprese industriali in tutte le aree indicano il calo della domanda interna come il fattore che ne ha maggiormente penalizzato l’attività. L’indebolimento della domanda estera ha colpito circa la metà delle aziende del Centro-Nord, mentre appare meno rilevante per quelle del Mezzogiorno. I dati del sondaggio Sondtel indicano che, nei primi nove mesi dell’anno in corso, oltre i tre quarti delle imprese industriali del Nord, il 70% di quelle del Centro e circa il 63% di quelle del Mezzogiorno hanno registrato un calo del fatturato. Ora però, l’estate è terminata e i nuovi Dpcm hanno imposto nuovamente restrizioni per ciò che concerne gli spostamenti e la mobilità. All’orizzonte, per l’economia del Sud, c’è un altro stop.