La tragedia palestinese ha un nemico in casa
I fondi per i civili di Gaza? Scomparsi, sono finiti nelle tasche di Hamas
La prima rovina per il popolo palestinese è Hamas. Molte cose lo accertano e ne corroborano il convincimento. Diciamone una a caso. Hamas, nel suo statuto, profetizza che il giorno del giudizio arriverà solo quando finalmente i musulmani uccideranno tutti gli ebrei, fino a quando l’ultimo ebreo, che si nasconderà dietro una pietra o un albero, perirà. Oramai sia la storia che la cronaca geopolitica parlano di un conflitto tra Israele e Hamas che ignora in modo assoluto che gli ebrei abitano quella terra da sempre. Conoscendo superficialmente la cronaca degli accadimenti e di cosa sia successo nel 1948, e che gli arabi il giorno stesso si sono proclamati contro, attaccando militarmente Israele, ben si può comprendere come difficile, lunga e tortuosa sia la possibilità di pace e di stabilità per i due popoli e i due territori. Ma il limite più incomprensibile è che il nemico lo si trova in casa propria.
Per quasi due anni, il mondo ha raccolto miliardi di euro e di dollari destinati alla popolazione civile di Gaza. Oggi una delle figure più autorevoli dell’Autorità Palestinese pronuncia accuse gravissime. Mahmoud Al-Habbash, consigliere del presidente Mahmoud Abbas, più comunemente conosciuto come Abu Mazen, capo dell’OLP e dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) e Giudice Supremo della Sharia dell’Autorità Palestinese, durante un’intervista a Palestine TV afferma: “Lo dico chiaramente. I fondi sono stati raccolti attraverso Hamas, i suoi rappresentanti e i suoi dirigenti”. Alla domanda del giornalista se quei fondi fossero mai arrivati alla popolazione di Gaza, la sua risposta è altrettanto netta: “Sono scomparsi”. Non stiamo parlando di una dichiarazione israeliana. Stiamo parlando di uno dei più stretti collaboratori del presidente dell’Autorità Palestinese. L’intervista e la sua dichiarazione sono disponibili sui vari profili social e anche sul profilo ufficiale di Mahmoud Al-Habbash, oltre a essere stata ripresa da diversi osservatori internazionali.
A questo punto alcune domande sono inevitabili. Dove sono le Nazioni Unite? Dove sono le grandi organizzazioni internazionali che per mesi hanno chiesto al mondo di finanziare Gaza? Dove sono i movimenti, gli attivisti e i personaggi pubblici che hanno fatto della richiesta di nuovi aiuti una battaglia quotidiana? Se accuse di questa portata vengono mosse da un altissimo rappresentante palestinese, non meritano forse la stessa attenzione e la stessa richiesta di trasparenza? Questa è la storia di questi giorni.
Hamas pratica una perpetua dittatura teocratica e reazionaria che ha fatto da modello all’Isis, ha creato a Gaza un suo apparato di sicurezza illegale, creando conflitti contro lo stesso presidente palestinese Abu Mazen. Il principale obiettivo non è mai stato quello della convivenza con lo Stato ebraico, ma quello di sterminare Israele e di uccidere tutti gli ebrei andandoli a cercare per ogni dove. Hamas non rappresenta, e mai lo sarà, la causa palestinese, intesa come l’agognata nascita di un vero Stato palestinese di fianco a Israele, anzi è la causa principale delle sofferenze dei palestinesi. L’Iran e Hamas non vogliono la pace in Medio Oriente, non hanno a cuore gli interessi dei palestinesi, sicché uno degli obiettivi dell’attacco del 7 ottobre è stato quello di fermare lo storico riconoscimento di Israele da parte dell’Arabia Saudita. Questo è l’interesse contingente di Iran e di Hamas, assieme a quelli esistenziali di mobilitare il mondo islamico in una caccia globale agli ebrei e di delegittimare i sauditi come traditori dell’Islam.
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