L’autorità del Santo Padre per ogni cattolico, quando si tratta di dottrina, deriva direttamente da Dio. Non si può né sindacare né interpretare a piacimento, perché si tratta della parola del successore di Pietro, del Vicario di Cristo sulla terra, dell’anello di congiunzione tra due dimensioni di cui solo la Chiesa e chi è chiamato a guidarla sono custodi. Per questo, la scelta dei lefebvriani di lasciare cadere nel vuoto l’appello di Leone XIV e di procedere con le consacrazioni episcopali ha prodotto ipso facto la scomunica latae sententiae e il conseguente prodursi di uno scisma nel cuore della Chiesa Cattolica.

Scisma è una parola che ci riporta a tempi remoti, a un’epoca in cui la Chiesa e la fede occupavano il centro della vita per ogni essere umano, un tempo in cui la Chiesa lottava per la sua unità e soprattutto per difendere la purezza di una dottrina spesso minacciata da posizioni eretiche e dallo scontro con le altre fedi. Scisma fu quello “nestoriano”, il primo della storia; quello epocale, e definito per questo “Scisma d’Oriente” dai cattolici e “Grande Scisma” dagli ortodossi; quello con i luterani; o quello causato dall’Atto di Supremazia promulgato nel 1534 da Enrico VIII, che portò al divorzio della Chiesa anglicana da Roma.

Da ultimo, almeno fino al 1° luglio 2026, ci fu quello dei lefebvriani, che già nel 1988 sfidarono l’autorità del Papa e consacrarono quattro vescovi. A seguito della scomunica, San Giovanni Paolo II pubblicò il Motu Proprio Ecclesia Dei, con cui l’illegittima consacrazione episcopale viene definita “atto scismatico”. Da allora, l’atteggiamento della Santa Sede – soprattutto sotto il pontificato di Benedetto XVI – è stato quello di tentare una riconciliazione ed evitare uno strappo nel cuore della Cristianità su un tema sensibile come quello della “tradizione”. Lo stesso Benedetto XVI, il 21 gennaio 2009, con la remissione della scomunica per i vescovi della Fraternità San Pio X, scelse di dare un segnale forte di unità e fratellanza.

Del resto, la stessa comunità dei seguaci di Lefebvre ancora oggi parla della Chiesa Romana come l’unica in possesso “delle quattro note che caratterizzano la Chiesa fondata da Gesù Cristo”: “Unità, Santità, Cattolicità e Apostolicità”, così come scritto nella dichiarazione di fede rivolta a Papa Leone XIV in data 14 maggio 2026. Eppure l’appello del Santo Padre è caduto nel vuoto, inascoltato, per puro egoismo ideologico che poco si inquadra all’interno della dottrina della Chiesa, e che finisce per ferire proprio quella tradizione per cui i lefebvriani si battono dal dopo Concilio Vaticano II. Le parole di Leone XIV sono state forti, così come l’immagine da lui utilizzata: quella della “tunica di Cristo” da non lacerare.

La Chiesa si è detta sempre disponibile al dialogo, in quanto riconosce l’attaccamento alla vita liturgica e alla formazione sacerdotale nel solco della tradizione romana della Fraternità, ma nessuno può sottrarsi al potere del Santo Padre e della Chiesa. L’autorità del magistero non può essere minacciata o aggirata, e non può subire prove di forza che hanno prodotto solo e unicamente una ferita che fa il gioco dei soli nemici della Chiesa e di quella tradizione che di essa è linfa. La decisione di non arrestarsi rappresenta l’atto di maggiore gravità – il secondo – commesso dai membri della Fraternità e da coloro che intendono seguitare su questa via.

Nella mattina del 2 luglio, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha reso noto il decreto con cui si afferma: “Nonostante le ammonizioni rivolte al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il Vescovo Alfonso de Galarreta, avendo compiuto un atto di natura scismatica” e “Dichiaro a tutti gli effetti giuridici che sia il suddetto Vescovo Alfonso de Galarreta, sia Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier sono incorsi ipso facto nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica. Dichiaro inoltre che il Vescovo Bernard Fellay, avendo partecipato direttamente alla celebrazione liturgica come conconsacrante, avendo così aderito pubblicamente all’atto scismatico, è incorso nella scomunica latae sententiae”. Segue poi l’ammonimento per “i chierici e i fedeli laici a non aderire allo scisma della Fraternità Sacerdotale San Pio X, perché incorrerebbero ipso facto nella pena della scomunica latae sententiae”.

Ora la Fraternità dovrà scegliere se lacerare più di quanto abbia già fatto o accettare quell’autorità che sola può operare sul campo della fede e della dottrina. Perché – mai come oggi – la Chiesa necessita di unità, e solo nell’unità possono preservarsi la missione e la tradizione della Chiesa di Cristo.

Avatar photo

Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.