Forse quello Nero è l’unico popolo al mondo che vive di resistenza, mai di protagonismo, di quotidianità. Lotta sempre e solo per non soccombere. Nelson Mandela ha resistito per affermare, Martin Luther King uguale. Una gara contro, dall’eternità e per moltissimo ancora. Quando la lotta finirà nel mondo non ci sarà più un popolo Nero, assorbito dall’umanità o estinto. I Neri esistono in quanto testimoni di qualcosa, in genere di una mirabolante impresa, che comunque si fonda sulla resistenza: Muhammad Ali Okayo, sopporta la fatica, la lunghezza estrema della maratona. Corre leggero nelle piste infinite che partono da Nairobi, mette in riga i campioni di ogni epoca e abbassa il tempo, ingoia una manciata di attimi a ogni nuova prova, avvicinandosi meravigliosamente alla soglia a scendere delle due ore.

Eliud Kipchoge, anche lui keniano, da qualche parte trema senza conoscerne il perché. Levare 1 minuto e 39 secondi al suo record è una vendetta divina. Ali Okayo ha solo 15 anni e si mangia uno a uno 42 mila 195 metri, nascosto dal mondo, molto oltre il confine della modernità. Dove nemmeno il cielo lo potrebbe trovare. Dove solo chi è salito oltre la soglia del cielo lo potrebbe trovare: sul display di un programma speciale compare il suo nome. Ben Marcus non può sbagliare, non ha mai sbagliato. Chi governa il mondo non si perde nemmeno i tremolii sopra la sabbia del deserto. NK è la multinazionale più grande del pianeta di prodotti sportivi, sta per lanciare sul mercato scarpe che si annunciano eccezionali, che fanno correre più veloce chiunque. Non ci può essere testimonial migliore di Muhammad Ali Okayo.

Ma la Cina non ha bisogno di algoritmi per stare dietro allo stormire di ogni foglia africana, l’impero giallo ci ha piantato gli occhi nella savana: arriva l’olimpiade di Tokyo e avere un campione cinese di maratona, e il record che porterà in dote, è un affare che interessa a Xi Jinping in persona. Solo una letteratura Nera avrebbe potuto costruire una storia così arrogante, che porta il mondo in Africa, che fa di Nairobi il proprio centro e condensa nei polpacci di un adolescente le ragioni di una resistenza che riguarda tutto il Continente. Danzano presidenti, sicari, guide spirituali, campioni falliti e autoaffondati, ciclisti di magia e lottatori di sumo. E il campione è nero come si fa a farlo diventare giallo di Cina, e come può essere più forte una ditta di scarpe della Nazione più forte del mondo?

E come può una minuscola resistenza Nera avere la meglio su tutto? Marco Ciriello è il miglior interprete della letteratura Nera contemporanea, figlio della terra più Nera d’Occidente: la Campania. Ha scritto I Leggeri Di Nairobi, per Rubbettino, che uscirà il 5 novembre. L’ha fatto con una scrittura folle, malsana, che chiede al lettore impegno, sacrificio, portandolo fra il surreale e l’irreale dentro le forze e le dinamiche che governano le nostre esistenze. Spiegando il mondo con un paio di scarpe, semplicemente.