Nel grave momento di difficoltà che stiamo vivendo le dimostrazioni di vicinanza e di supporto di popoli amici non possono che rappresentare fonte di sollievo, morale e materiale, che ci permette di combattere con ancora più convinzione la battaglia contro il Covid-19.
A coloro che stanno aiutando il nostro Paese gli Italiani stanno facendo giungere attraverso le Istituzioni piuttosto che attraverso i social il loro profondo senso di gratitudine, nella consapevolezza che questo aiuto non verrà dimenticato, o almeno così si spera. Ci ha colpito, in particolare, la tempestiva e solidale azione della Russia, che, nonostante le innegabili divergenze in tema di politica internazionale, non dimentichiamoci che sono ancora in vigore le sanzioni economiche, si è dimostrata pronta ad affermare, senza esitazioni, la prevalenza del bene vita rispetto a quello delle logiche politiche.
Una scelta di principio, ma anche di trasparente tattica diplomatica, che si è declinata attraverso l’invio, nell’arco di tre giorni, di 15 aerei cargo Il-76, insieme a medici militari, virologi ed epidemiologi e milioni di mascherine, ventilatori e altri dispositivi medico-sanitari.
Ancora oggi 32 sanitari e 100 esperti di sanificazione con mezzi dedicati sono stanziati a Bergamo dove lavorano incessantemente per prestare aiuto a una delle aree più colpite dalla crisi. Abbiamo poi visto i medici cubani, venezuelani ed albanesi giunti negli stessi giorni nel nostro Paese.
Di fronte a una così pronta dimostrazione di umanità, che ancora oggi fatica ad arrivare da quell’entità che dovrebbe essere la prima e più importante fonte di supporto, l’Unione Europea, sbiadiscono e per certi versi feriscono le polemiche create da alcuni membri del partito democratico americano e prontamente ricondivise dai soliti commentatori russofobi in patria.
L’ex candidato alla presidenza per i democratici, Michael Bloomberg, ha insinuato, dimostrando scarsissima sensibilità istituzionale di fronte alla situazione emergenziale in corso, come l’invio di aiuti al nostro Paese rappresenterebbe il frutto di un accordo segreto in virtù del quale l’Italia si sarebbe impegnata a promuovere l’eliminazione delle sanzioni commerciali imposte alla Russia. Sappiamo però che non è così, poiché il tema delle sanzioni è al centro del dibattito politico nazionale e già da alcuni anni la gran parte delle forze politiche e sociali, tra le quali anche noi come istituto economico Milton Friedman, si è espressa contro questa misura che danneggia le nostre imprese. Siamo certi che se si dovesse arrivare a uno sblocco della situazione, ciò non avverrà in un’ottica di do ut des, bensì a fronte di un ragionamento svolto insieme ai partner strategici in un’ottica di completa trasparenza come da tradizione del nostro Paese. Infatti il nostro Paese non ha mai nemmeno raffreddato i rapporti con gli alleati atlantici.
Ad ogni modo bisogna riconoscere come i dubbi sollevati da Bloomberg non abbiano sortito effetto nemmeno in patria. Anzi, il governo americano, ancora una volta, ha dato seguito alla lunga amicizia con il nostro Paese, stanziando oltre 100 milioni di aiuti. Forse un po’ per paura che la Russia si avvicinasse troppo all’Italia? Ma l’importante è che gli aiuti arrivino. A tal proposito infatti il Presidente Donald Trump ha firmato proprio oggi un memorandum dal titolo eloquente: “Italia, ti aiutiamo noi”, come a sottintendere che gli USA non saranno da meno della Russia. Il vero dato è soltanto uno per il momento: mentre Russia e USA fanno a gara per dimostrare di essere in prima linea con le loro campagne di diplomazia solidale e tra le righe di public diplomacy: l’Ue non esiste. L’Unione europea infatti discute e discute, dimostrandosi incapace di dare una pronta risposta comune e solidale, piegata ai ricatti dell’Olanda avvallati da Berlino e Vienna che vorrebbero costringerci a ricorrere al MES. Ciò non può che preoccuparci atteso che di fronte a una crisi di tale portata, umanitaria ed economica, arroccarsi su posizioni intransigenti potrebbe compromettere totalmente la credibilità del progetto europeo. Ebbene, la situazione è questa: i Paesi più lontani fanno la corsa ad aiutarci mentre i vicini di casa ci mollano. La storia scriverà la fine di questa Unione Europea o questa crisi io metterà in luce i problemi utili, spronando Bruxelles al rilancio? Lasciamo a voi le previsioni, senza rimarcare però che da parte nostra, ormai da molti anni, non può che esserci un certo pessimismo.

Alessandro Bertoldi