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I sindaci civici del Veneto: una formula che funziona
Negli ultimi dieci anni il Veneto urbano ha conosciuto un fenomeno politico significativo: l’ascesa dei sindaci civici. Da Sergio Giordani a Padova a Damiano Tommasi a Verona, passando per esperienze minori ma altrettanto indicative in città come Rovigo o Belluno, le principali amministrazioni venete hanno visto emergere figure che, pur sostenute da coalizioni di centrosinistra, hanno scelto di presentarsi agli elettori con il linguaggio e il metodo della civicness: meno partito, più territorio; meno ideologia, più competenza; meno militanza, più reputazione personale.
I vantaggi di questa formula sono evidenti. Il sindaco civico intercetta un elettorato moderato e trasversale, spesso disilluso dai partiti tradizionali ma non per questo disponibile al voto sovranista. Offre una narrazione di pragmatismo che si sposa bene con la cultura produttiva veneta. Consente alleanze larghe, capaci di includere sensibilità politiche diverse attorno a un programma condiviso. E soprattutto personalizza il rapporto con la cittadinanza, rendendolo meno mediato dalle strutture di partito e più diretto, più riconoscibile. Ma il fenomeno presenta anche criticità strutturali non trascurabili. La prima è la fragilità delle coalizioni che sostengono questi sindaci: costruite sulla figura del candidato, tendono a ad avere problemi di stabilità non appena il mandato si complica o si apre la partita della successione. La seconda è la scarsa capacità di generare classe dirigente: il modello civico, per sua natura, non produce militanti né quadri intermedi, e questo lo rende vulnerabile nel medio periodo. La terza è la difficoltà di fare sistema: ogni esperienza civica nasce locale, radicata su una singola città, e raramente riesce a dialogare con le altre per costruire una proposta di area vasta.
C’è poi un paradosso interno. Il sindaco civico si presenta come alternativa ai partiti, ma per governare ha bisogno di mediare con gli stessi partiti che lo hanno sostenuto. Questa tensione, o trova soluzione nella prevalenza di una forza politica sulle altre, o rischia di cerare conflitti, soprattutto se attorno al sindaco vi è una lista espressione di un movimento altrettanto civico. Il modello civico resta comunque una risorsa preziosa per la politica locale veneta, in vista delle prossime tornate elettorali, purché sia espressione reale di politica del territorio e non formula estetica per mascherare operazioni di partito che potrebbero risultare indigeste ad un elettorato particolarmente allergico a ciò che non nasce dal basso.
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