- 18 giorni al voto
Il Csm che i padri costituenti non vollero: i verbali dell’Assemblea mettono i brividi
Enrico Grosso, presidente del comitato “Giusto dire No”, ha sentenziato con sicurezza olimpica: «Se si cambia la Costituzione è perché si vuole mettere in discussione l’indipendenza della magistratura». Argomento di sicuro effetto. Peccato che a smontarlo non ci voglia un sostenitore del Sì, ma i verbali dell’Assemblea Costituente. Quelli veri, del 25 novembre 1947, pagina 2452.
Quel giorno l’onorevole Orazio Condorelli prendeva la parola per pronunciare un discorso che — come scrive chi lo ha riletto di recente — «mette i brividi». Denunciava il «pericolo per l’indipendenza dei magistrati» insito proprio nel sistema elettivo del CSM: le lettere, le raccomandazioni, le promesse, le assicurazioni che «vengono a creare una stratificazione gerarchica fra gli eletti, i grandi elettori, i piccoli elettori e i singoli elettori».
E proponeva di liberare la Magistratura da «questo elettoralismo, che fra le altre cose non è strettamente necessario», introducendo «un sistema di designazione fissa attraverso la legge» capace di assicurare «molto più la indipendenza istituzionale della Magistratura e quella indipendenza psicologica della quale noi ci dobbiamo veramente preoccupare».
Rileggiamo: un padre costituente che, nell’atto stesso di scrivere la Carta, indicava come pericolo reale per l’indipendenza della magistratura esattamente ciò che il fronte del No oggi difende come presidio democratico irrinunciabile. Non Berlusconi, non Nordio, non la destra populista: uno dei 556 che quella Costituzione la forgiarono. E il suo allarme, rimasto inascoltato, si è avverato con una puntualità implacabile: lo scandalo Palamara non è stato un incidente della storia, è stata la conseguenza prevedibile — anzi, prevista — di un meccanismo che qualcuno voleva correggere e altri lasciarono intatto. Chi agita oggi lo spauracchio dell’attentato alla Costituzione dovrebbe almeno avere la lealtà intellettuale di confrontarsi con chi quella Costituzione la scrisse, e non ci trovò alcun divieto di riformare il CSM. Ci trovò, anzi, il seme della stessa preoccupazione che ha ispirato questa riforma. Votare Sì non è tradire i costituenti. È, finalmente, dar loro ascolto.
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