L'intervento
Il diritto di non aspettare, Forza Italia è coi giovani
A vent’anni il futuro non è una promessa. È un’urgenza. E uno degli errori più tenaci della politica è stato continuare a parlare dei giovani al futuro: saranno, faranno, diventeranno. Sempre dopo. Sempre più avanti. Come se il talento avesse bisogno del permesso dell’anagrafe e fosse necessario aspettare che qualcuno stabilisse quando è arrivato il proprio turno. Forza Italia fa il contrario. Il 29 settembre, alla Mostra d’Oltremare di Napoli per i novant’anni di Silvio Berlusconi, abbiamo dato ai ragazzi una parte vera del palco. Non li abbiamo chiamati per rappresentare simbolicamente una generazione. Hanno lavorato, inventato, costruito contenuti, scelto immagini e linguaggi. Hanno raccontato Silvio Berlusconi con occhi diversi dai nostri. Ed è proprio questo che conta.
Aprire un partito ai giovani non significa ringiovanirne la fotografia. Significa riconoscere che possono vedere ciò che noi non vediamo, fare domande che noi non ci poniamo, usare parole che non avremmo scelto. Significa soprattutto affidare responsabilità senza trasformare l’attesa in una prova di fedeltà. È una strada che Forza Italia Campania ha già imboccato. I giovani hanno responsabilità nella comunicazione e nell’organizzazione. Investiamo nella formazione, nelle competenze digitali, nell’intelligenza artificiale, nel lavoro sui territori. Non perché essere giovani sia di per sé un merito, ma perché il merito ha bisogno di occasioni per potersi misurare. Non c’è alcuna guerra tra generazioni. L’esperienza è un patrimonio, non un ingombro. E acquista ancora più valore quando viene trasmessa. Chi ha percorso molta strada mette a disposizione conoscenza e memoria, chi arriva porta domande, competenze e sensibilità nuove. È nell’incontro tra queste energie che una comunità politica continua a crescere.
Ai giovani, però, dobbiamo chiedere molto: studio, preparazione, conoscenza delle istituzioni e dei territori, capacità di assumersi il peso delle decisioni. Dare fiducia non significa fare sconti. Significa offrire a ciascuno la possibilità di essere giudicato per ciò che vale e per ciò che sa fare, non per la data scritta sulla carta d’identità. Antonio Tajani a Napoli ha parlato delle radici politiche lasciate da Berlusconi: libertà, centralità della persona, europeismo, garantismo, fiducia nell’impresa e nel talento. Sono valori che possiamo trasmettere ai ragazzi. Non possiamo però pretendere di consegnare loro anche le parole con le quali dovranno interpretarli. Berlusconi, del resto, nel 1994 non cercò copie di ciò che già esisteva. Chiamò alla politica energie della società, dell’impresa, delle professioni. Capì che il Paese era cambiato e che per raggiungerlo servivano persone, strumenti e linguaggi nuovi. Non dobbiamo rifare il 1994. Dobbiamo conservarne l’audacia.
È questo che voglio resti dei novant’anni celebrati a Napoli. Una storia politica non continua chiedendo a chi arriva di ripetere ciò che è stato fatto prima. Continua quando riesce a trasmettere i propri valori e, insieme, concede la libertà di interpretarli nel tempo nuovo. Ai ragazzi non diciamo che un giorno toccherà a loro. Affidiamo loro occasioni, lavoro e responsabilità oggi. Perché il futuro non si prepara promettendolo. Si prepara dando fiducia a chi dovrà viverlo e lasciandogli lo spazio per costruirlo.
© Riproduzione riservata






