Le donne detenute aumentano ma le carceri sono ancora in prevalenza concepite per soli uomini. Ci sono carenze che finiscono per diventare una sorta di aggravamento della reclusione, una sorta di pena aggiuntiva. La questione è stata riproposta dall’associazione Antigone in occasione del rapporto di metà anno, una relazione stilata a conclusione di visite nei vari istituti di pena del nostro Paese. In Italia si contano 2.314 donne detenute, pari al 4.2% del totale della popolazione detenuta. Una percentuale stabile nel tempo, di poco inferiore alla media dei paesi europei che si attesta sul 4,7%. La Campania è terza per numero di donne detenute (324), dopo il Lazio (405) e la Lombardia (370). «Negli ultimi dodici mesi l’Osservatorio di Antigone ha visitato 84 istituti e in 23 di questi erano presenti donne – si legge nel rapporto -. Nel 30,4% delle celle ospitanti donne non c’era il bidet, nonostante sia previsto dal regolamento penitenziario già dal 2000. Nel 17,4% degli istituti visitati ospitanti donne non era garantito un servizio di ginecologia e nel 30,4% mancava un servizio di ostetricia. Non ovunque, nelle carceri ospitanti bambini, era presente un pediatra, così come volontari che si occupavano di accompagnare all’esterno i bambini che dormivano in istituto.

Forti tassi di autolesionismo hanno riguardato le sezioni femminili degli istituti di Bologna e Palermo, con 3,6 atti di autolesionismo in un anno ogni 10 detenute». Numeri che descrivono drammi silenziosi, crepe di un sistema penitenziario non in grado di rispettare quella funzione costituzionale di recupero e reinserimento del detenuto. Donne detenute in carcere concepiti per soli uomini: sembra una descrizione da medioevo, non certo di uno Stato di diritto nell’anno 2022. Eppure, è realtà. Come è realtà il numero crescente di donne recluse insieme ai figli in tenera età. Sei mesi fa la ministra Cartabia aveva detto mai più bambini dietro le sbarre e in questi mesi il numero delle donne detenute con figli al seguito è salito da diciotto a venticinque. E la politica cosa fa? Praticamente nulla, visti i dati e i numeri che periodicamente confermano i drammi silenziosi del popolo detenuto, soprattutto della fascia debole di quel popolo, donne e bambini.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).