Quello che arriva dal Tribunale di Napoli nord, questa volta, è più della solita denuncia delle criticità e dei disagi. E’ un grido disperato, anche una sorta di ultimatum. Come a dire che così non si può andare avanti. Basti pensare che le prime udienze di processi con imputati a piede libero, ad oggi, sono fissate per il 2026. Tra cinque anni!

«Qui non si tratta di ridurre i tempi del processo del 25 o del 40 per cento come si discute parlando di riforma, qui si tratta proprio di iniziare un processo» tuona il presidente del Tribunale di Napoli nord, Luigi Picardi, intervenendo al convegno dell’Associazione nazionale magistrati sul futuro di questo tribunale di frontiera. Quale futuro ha un tribunale dove le carenze sono tali da spingere il presidente a far cominciare un processo penale a sei anni dalla richiesta, a sospendere le udienze preliminari per imputati a piede libero e le camere di consiglio a seguito di ricorsi contro le archiviazioni, a decidere le misure cautelari in base a un ordine cronologico ad eccezione di quelle che per carattere legislativo devono avere la precedenza, e nel settore civile a ritardare di mesi la pubblicazione delle sentenze dei giudici di pace? «Nessuno può continuare nella logica di San Sebastiano – aggiunge il presidente Picardi ricorrendo alla metafora dei martiri – Qui ci sono professionisti che fanno il loro lavoro e devono poterlo fare bene».

Il rischio, nemmeno tanto lontano, non è soltanto quello di avere ritardi nelle risposte della giustizia (e non è cosa da poco, considerato che le conseguenze negative di tutto questo sono come sempre a carico dei cittadini) ma è anche quello di avere una sede giudiziaria sempre più deserta, perché le eccessive criticità possono spingere magistrati e personale a chiedere il trasferimento e non certo a scegliere Napoli nord come sede. Creato nel 2013 per decongestionare il Palazzo di Giustizia di Napoli e creare un presidio di legalità in un territorio devastato dalla presenza criminale e della Terra dei Fuochi, Napoli nord è un concentrato di tutte le criticità che vive il sistema giustizia: piante organiche inadeguate, scoperture di personale amministrativo e di magistratura, edilizia giudiziaria da rivedere. Sì, perché i grandi problemi al Tribunale di Napoli nord non sono soltanto legati al fatto che il personale nelle cancellerie e tra i giudici non è sufficiente, ma sono anche dovuti a questioni strutturali. Le aule, per esempio, sono talmente piccole che un processo con dieci imputati, più avvocati difensori ed eventuali parti offese non si può celebrare e si è costretti ad andare a fare questi processi a Napoli, proprio nella sede che il Tribunale di Napoli nord doveva alleggerire. Un ossimoro genetico.

Un contronsenso, non l’unico, del nostro sistema giustizia. L’aula bunker, per esempio, c’è solo nell’indicazione della cartellonistica ma di fatto manca. «Il 20 dicembre 2013 ci fu l’affidamento dei locali e ora, otto anni dopo, siamo arrivati alla firma del contratto. Ed è stato un lavoraccio, il Ministero ci ha comunque dato una mano». Otto anni per una firma, ma per l’avvio dei lavori tocca aspettare il visto di legittimità della Corte dei Conti. Allo studio, poi, c’è anche il progetto esecutivo per nuove aule nell’ex ufficio del giudice di pace. «Vorremmo sapere se esiste o no la volontà politica di porre rimedio a questa condizione – dice Picardi – . I numeri evidenziano lo scandalo di questa realtà giudiziaria che coinvolge non solo Ministero e politica ma tutti gli operatori che avevano capacità di intervento e hanno difeso a oltranza il furto commesso ai danni dei cittadini di questo circondario. Un furto di giustizia – tuona ancora – , costruito dallo Stato e perpetrato dallo Stato».

Il presidente Picardi scuote, poi, i colleghi dell’Anm: «Se si vuole continuare a consentire posizioni di privilegio nel distretto ditelo. La politica che voleva la bandiera a Napoli nord ora se n’è andata – aggiunge –. Io sono stato nemico giurato di questo tribunale nato per una follia politica e gestito in maniera disastrosa, senza nessuna capacità di programmazione. Ma una volta che è nato, deve vivere. Lo dobbiamo ai cittadini di questo circondario che devono ricevere risposte dalla giustizia».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).