«La finanza deve smettere di parlare a pochi e imparare a parlare a tutti», afferma Carla Ruocco, ex parlamentare del M5S e presidente della Commissione finanze della Camera, autrice di “La finanza è donna” per De Nigris editore.

Presidente Ruocco, partiamo dal titolo del suo libro. Perché questa scelta?
«Perché racconta una contraddizione che continua a colpirmi. Le donne hanno dimostrato, nella vita quotidiana e nella gestione delle risorse familiari, di possedere una particolare attenzione nell’amministrazione del denaro. Eppure questa competenza non trova spazio ai vertici della finanza. Nelle banche quotate le donne amministratrici delegate sono circa l’1%; più in generale, nelle grandi aziende e nelle istituzioni finanziarie la presenza femminile ai vertici oscilla tra il 6 e il 18%. È un divario che non danneggia soltanto le donne, ma impoverisce il sistema finanziario, che perde punti di vista, qualità delle decisioni e, soprattutto, credibilità agli occhi dei risparmiatori».

Nel libro affronta anche il tema della tutela del risparmio. Dove siamo in ritardo?
«Innanzitutto nell’educazione finanziaria. Gli italiani continuano ad accumulare liquidità sui conti correnti: parliamo di circa 1.600 miliardi di euro. È una ricchezza enorme che, nella maggior parte dei casi, si svaluta nel tempo a causa dell’inflazione invece di essere valorizzata. Quei capitali potrebbero contribuire alla crescita dell’economia e, allo stesso tempo, garantire rendimenti migliori ai risparmiatori. Una gestione più efficiente del risparmio produrrebbe benefici per tutti, compreso lo Stato attraverso maggiori entrate fiscali».

Lei, che è stata anche presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, propone una sorta di guida per il piccolo risparmiatore.
«Più che una guida, un metodo. Non esistono formule miracolose né investimenti privi di rischi. Esiste però la possibilità di capire come funziona la finanza senza esserne intimoriti. Per troppo tempo questo mondo ha parlato una lingua incomprensibile ai non addetti ai lavori. Io credo invece che si debbano spiegare i concetti con semplicità, mettendo il risparmiatore nelle condizioni di valutare con serenità opportunità e rischi. La conoscenza è il primo investimento che ciascuno può fare su sé stesso».

Oggi, però, basta uno smartphone per trovare ogni informazione possibile. Non è sufficiente?
«No, perché il problema non è la quantità delle informazioni, ma la loro qualità. La Rete offre contenuti preziosi, ma anche notizie superficiali, interessate o addirittura fuorvianti. Quando si parla dei risparmi di una vita non ci si può permettere leggerezza. È fondamentale capire chi c’è dall’altra parte, se chi consiglia lo fa davvero nell’interesse del risparmiatore oppure risponde ad altre logiche. Per questo è indispensabile acquisire gli strumenti minimi per distinguere una fonte autorevole da una meno affidabile. Solo così si possono prendere decisioni davvero consapevoli».

Per molti, però, la finanza, ed è innegabile, resta una materia complicata. È possibile renderla davvero accessibile?
«Assolutamente sì. Naturalmente serve impegno: nessuno diventa un investitore consapevole dall’oggi al domani. Ma quando si acquisiscono le conoscenze fondamentali e si definiscono con chiarezza i propri obiettivi, quello che oggi appare come un labirinto diventa un percorso molto più leggibile. La finanza dovrebbe essere uno strumento al servizio delle persone, non un mondo riservato a pochi specialisti. Se riesce a migliorare la vita delle famiglie, allora ha davvero assolto alla sua funzione».