Dopo il Bosco riapre anche il Museo di Capodimonte. Lo fa con alcune novità e nel rispetto di tutte le nuove norme di sicurezza. Si potrà ammirare un nuovo allestimento della collezione Farnese e saranno prolungate le mostre Napoli Napoli, di lava, porcellana e musica (fino al 20 settembre 2020) e la mostra Santiago Calatrava. Nella luce di Napoli (prorogata fino al 10 gennaio 2021). Ricco il programma di eventi anche a luglio, “rispetteremo tutto il programma che ci eravamo prefissati”, ha detto il direttore Sylvain Bellenger nell’accogliere i primi visitatori. Per incentivare le visite un prezzo agevolato di 8 euro per adulti, 2 euro per i giovani di età compresa tra 18 e 25 anni e gratuito per i minori di 18 anni.

I turisti avranno l’obbligo di mascherina e ingresso contingentato con obbligo di prenotazione e acquisto on line sul sito www.coopculture.it e tramite l’app Capodimonte di Coopculture che servirà anche per ascoltare le musiche della mostra Napoli Napoli, di lava, porcellana e musica. Il visitatore, giunto al museo, sarà sottoposto alla misurazione della temperatura (via libera con temperatura inferiore a 37,5) e guidato da percorsi che gli eviteranno di incrociare il visitatore in uscita. Sospeso precauzionalmente l’uso delle audioguide, del guardaroba e del bookshop ma in biglietteria sarà possibile acquistare i cataloghi delle mostre in corso e la guida alle collezioni del museo. Soluzioni igienizzanti nei bagni, agli ascensori e dislocati lungo il percorso di visita. Le guide turistiche abilitate potranno accompagnare gruppi con un massimo di 7 persone.

Inoltre, al primo piano, si potrà ammirare un nuovo allestimento della collezione Farnese. In un percorso coerente con l’attività espositiva degli ultimi anni si sono recuperate opere provenienti dai depositi e portate alla luce, attraverso attenti restauri, nella mostra Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere del 2018. La selezione di opere ripensata e valorizzata secondo un criterio di scansione cronologica ed esposizione tematica, si impone nel percorso della grande galleria dei emiliani, – tra i nuclei di maggiore prestigio con i Correggio, Parmigianino, Michelangelo Anselmi, Garofalo, Dosso Dossi e Lelio Orsi – e la contigua sala dei dipinti lombardi – con Luini, Giovanni di Agostino da Lodi, fino a Cesare da Sesto e Procaccini – in un dialogo coerente con le opere ‘sorelle’, nate e concepite negli stessi anni, per volontà degli stessi committenti, frutto del medesimo progetto culturale e collezionistico. Le sculture in marmo e in bronzo dettano la scansione degli spazi e la nuova illuminazione delle sale – con luci d’accento, coni d’ombra tra fasci di luce, contorni netti – determina la narrazione, modella lo sguardo, suscita emozione.

Al secondo piano, invece, è possibile ammirare un eclettismo Corridoio del Settecento che sottolinea la curiosità del XVIII secolo, i gusti del re e la modernità di Napoli, grande capitale dell’Illuminismo europeo. Regina incontrastata di questa sezione è la porcellana. Nel Settecento le porcellane, testimonianza del controllo d’una alta tecnologia ambita da tutti i regni europei, acquistarono un maggiore valore politico e ‘diplomatico’, paragonabile al possesso delle tecnologie della digitalizzazione per nostri tempi. Per questo venivano utilizzate come doni diplomatici tra principi e regnanti, ricoprendo un ruolo importante nelle strategie del potere. Sul modello sassone di Dresda, Carlo di Borbone fonda a Napoli la Real Fabbrica della Porcellana di Capodimonte (con giglio borbonico come marca di fabbrica), che si trova ancora nel bosco di Capodimonte di fronte al cellaio storico e alla cappella di San Gennaro.

Quando nel 1759 Carlo di Borbone divenne re di Spagna, succedendo al fratello, chiuse la Manifattura della porcellana, fondando a Madrid la Real Fabbrica del Buen Retiro, con artigiani e forme che portò con sé da Napoli. Soltanto nel 1771, disobbedendo alla volontà paterna, il figlio Ferdinando IV fondò la Real Fabbrica della Porcellana di Napoli (1771-1806) contrassegnata da un proprio marchio di fabbrica (‘N’, ‘RF’, ‘FRF’ coronate). Nelle sale, inoltre, sono esposti, armi e oggetti provenienti dall’Oceania, raccolti dal capitano James Cook, esploratore e cartografo della marina mercantile britannica, che entrarono nelle collezioni borboniche grazie al dono fatto al re Ferdinando IV dal diplomatico e vulcanologo Lord Hamilton, ambasciatore a Napoli della corte britannica (1764-1800). Questi oggetti esotici illustrano la curiosità universale dell’illuminismo europeo e dimostrano quanto la capitale del Regno facesse parte dell’intenso scambio intellettuale delle corti europee della fine del Settecento. Nel Real Bosco vige il nuovo regolamento che prevede obbligo di mascherina e percorsi differenziati per chi passeggia (colore verde), chi va in bici (arancione) e chi corre (azzurro).