“Ucraina cuore d’Europa. Dal fantasma di Chernobyl alla guerra di Putin: lezioni di europeismo da un paese che resiste”: questo il titolo dell’evento svoltosi a Roma, a cura di Avvocato dell’atomo, Giovani blu, Boristene, Partito Liberaldemocratico, Liberi Oltre le Illusioni, Azione e Radicali Italiani. Per il PLD, Pamela Fatighenti, Responsabile Nazionale Organizzazione, e Giuseppe Gravela, Responsabile Nazionale Energia e Ambiente, a margine dell’evento hanno condiviso alcune riflessioni.

“Il quarantesimo anniversario della tragedia di Chernobyl è una ricorrenza che non è soltanto memoria, ma un richiamo alla responsabilità collettiva verso il futuro del Paese”, dichiara Pamela Fatighenti Responsabile Nazionale Organizzazione del PLD.
“Ricordare Chernobyl – aggiunge Fatighenti – significa anche riconoscere quanto la storia europea continui a interrogarci. La guerra in Ucraina ha riportato al centro dell’agenda internazionale temi che credevamo acquisiti: la fragilità della pace, il costo della dipendenza energetica, la necessità di difendere la libertà con strumenti solidi e lungimiranti. In questo contesto, l’autonomia energetica non è solo una questione tecnica, ma un pilastro della sicurezza nazionale e della sovranità democratica”.

“L’iniziativa di oggi – conclude – nasce proprio da questo spirito: unire realtà diverse per affermare che l’Italia merita un dibattito maturo sulle proprie scelte strategiche, energetiche e industriali. Un dibattito che guardi al lungo periodo, che non si lasci intrappolare da slogan e che sappia riconoscere il valore dell’innovazione, della ricerca e della responsabilità intergenerazionale. Il Partito Liberaldemocratico continuerà a lavorare perché il Paese possa discutere il proprio futuro con serietà, competenza e coraggio civile. Solo così l’Italia potrà affrontare le sfide globali con la forza di una democrazia che non teme la complessità, ma la governa”.

“A quarant’anni da Chernobyl – dice Giuseppe Gravela, Responsabile Nazionale Energia e Ambiente del PLD – dobbiamo ristabilire la verità: quel disastro non riguarda il nucleare civile moderno, ma una tecnologia intrinsecamente insicura che nessuna democrazia liberale avrebbe mai autorizzato”.
“Il reattore RBMK di Chernobyl, moderato a grafite, era un’anomalia ingegneristica progettata per rispondere alle logiche di potenza del regime sovietico, ignorando i più basilari criteri di sicurezza intrinseca. In Occidente, i sistemi di regolazione e la cultura del controllo delle democrazie liberali hanno portato a scelte tecnologiche radicalmente diverse, dove la fisica stessa del reattore impedisce reazioni incontrollate”, ha sottolineato Gravela.

“Confondere Chernobyl con il nucleare di nuova generazione – conclude Gravela – è un errore di analisi che l’Italia non può più permettersi. Mentre il totalitarismo scelse il risparmio e la segretezza sulla pelle dei cittadini, le democrazie liberali oggi realizzano un’energia sicura, trasparente e decarbonizzata. È ora di chiudere la stagione della paura e riaprire quella della ragione e dell’indipendenza energetica”.

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