Proprio ieri The Times aveva inserito Qassem Soleimani nella lista dei 20 personaggi che avrebbero potuto cambiare il mondo nel 2020. Dall’Afghanistan al Libano, dalla Siria all’Iraq, negli ultimi vent’anni non c’è stata operazione politica o militare nell’area che non abbia portato la sua firma. Questa mattina è arrivata la notizia che in un raid americano vicino all’aeroporto di Baghdad il generale Soleimani è stato ucciso. Uno degli uomini più importanti del regime iraniano, leader delle forze di elite di Teheran che comandava dal 1998 le forze Quds, cioè le unità speciali delle guardie rivoluzionarie iraniane. Era praticamente l’uomo più potente del Medio Oriente: responsabile di tutte le operazioni all’estero di Teheran e punto di riferimento strategico degli ayatollah.

LE REAZIONI NEL MONDO – La Francia ha commentato la notizia dell’uccisione di Soleimani definendo da oggi il mondo “più pericoloso”. A dichiararlo è stato il ministro francese per gli Affari Europei Amèlie de Montchalin che ha detto: “Ci siamo svegliati in un mondo più pericoloso. Il nostro ruolo non è schierarci ma parlare con tutti”, aggiungendo che il presidente dell’Eliseo Emmanuel Macron avrà presto un confronto con “gli attori della regione”.

Anche per la Russia l’attacco americano accrescerà le tensioni in tutto il Medio Oriente. Le agenzie Ria Novosti e Tass citando il ministero degli Esteri scrivono: “L’uccisione di Soleimani è stato un passo avventuristico che accrescerà le tensioni in tutta la regione – e ancora –Soleimani ha servito con devozione la causa per la protezione degli interessi nazionali iraniani. Esprimiamo le nostre sincere condoglianze al popolo iraniano”.

Dopo aver appreso la notizia della morte del generale iraniano Qassen Soleimani Israele ha elevato lo stato di allerta, considerato nello Stato ebraico come il principale artefice da molti anni della sistematica penetrazione militare dell’Iran in vari Paesi della Regione. Secondo i media locali non è da escludersi una reazione degli Hezbollah libanesi se giungessero alla conclusione che Israele ha avuto un ruolo nella sua eliminazione. Al confine israeliano con Libano e Siria le piste di sci del monte Hermon sono state chiuse al pubblico. Anche il ministro della Difesa israeliano Naftali Bennett ha convocato consultazioni nel ministero per esaminare, assieme con il capo di Stato maggiore Aviv Kochavi, le ripercussioni regionali e nei confronti di Israele. Vista l’emergenza che sta nascendo nel Paese, il premier Benjamin Netanyahu potrebbe rientrare in anticipo dalla sua visita in Grecia.

I MERCATI –  L’attacco militare americano a Baghdad e la morte del generale Soleimani ha delle ripercussioni anche sui mercati finanziari. L’impatto più evidente è ovviamente sulle quotazioni del petrolio, con il greggio Wti che torna ai massimi da quattro mesi rivedendo temporaneamente quota 69 dollari. In mattinata i contratti con scadenza a febbraio 2020 vengono scambiati a 62,87 dollari, in rialzo del 2,8% mentre quelli sul Brent del 2,91% a 68,18 dollari. Gli investitori temono dunque un’escalation.

Infatti, secondo gli analisti di Mps Capital Services, “la reazione del mercato è stata finora piuttosto composta, con petrolio in rialzo di circa il 3%, borse in calo e acquisti sull’oro”, ma “sarà importante vedere come l’Iran reagirà, finora lo ha fatto solo in maniera verbale, ma sicuramente la mossa di Trump riapre un fronte caldo, quello mediorientale, che potrebbe, in caso di escalation, portare a un aumento dei prezzi petroliferi che non farebbe sicuramente bene a un’economia mondiale già fragile”. Come evidenzia Kay Van-Petersen di Saxo Capital Markets Pte:”Stiamo passando da con una proxy war con dietro Iran da una parte e Arabia Saudita e Stati Uniti dall’altra a un potenziale conflitto diretto tra Teheran e Washington”.

Sono più contenute invece le ripercussioni sul mercato azionario. In Asia, dove Tokyo è ancora chiusa per festività, Shanghai Hong Kong si avviano verso la conclusione degli scambi in lieve calo mentre in Europa i ribassi sono più pesanti. Milano cede l’1,2% con in evidenza solo i titolo del comparto petrolifero, Londra perde lo 0,47%, Francoforte l’1,32% e Parigi lo 0,58%. Sulle valute si osserva invece un rafforzamento della valuta Usa, con l’euro che cala a 1,1162 dollari, e dello yen, tradizionale bene rifugio e quindi oggetto di acquisti nei momenti di tensione finanziaria. Il Giappone in mattinata si rafforza dello 0,4% con il cambio Usd/Yen che scende a 108,1 dai 108,5 di ieri.