Esteri
Il trumpismo arriva fino in Colombia: Abelardo de la Espriella avanti, ballottaggio con Cepeda
Il trumpismo è un fenomeno americano e non limitato unicamente agli Stati Uniti, come troppo rapidamente era stato liquidato dai soliti osservatori troppo benpensanti per comprendere le pieghe profonde di società oramai stanche dello Stato in cui il sogno “marxista” le ha ridotte, o dal perseverare di corruzione, illegalità e violenza.
La storica vittoria di Bolsonaro in Brasile e poi quella di Javier Milei subito dopo in Argentina hanno rappresentato il primo segnale di una volontà di cambiare e di reagire. Persino il Cile – che pur partendo da una condizione economica e sociale ben diversa dal resto dell’America Latina – ha archiviato subito la breve (un solo mandato) e negativa esperienza dell’estrema sinistra del Presidente Gabriel Boric, scegliendo José Antonio Kast, l’uomo della destra conservatrice, quale cura per le ferite inferte ad uno Stato in cui i cittadini hanno scelto democraticamente di preservare la Costituzione approvata dal Presidente/Dittatore Augusto Pinochet Ugarte. Senza dimenticare il presidente Nayib Bukele che dal 1° giugno 2019 ha completamente rivoltato El Salvador. Sono tutti fenomeni di una rinnovata consapevolezza politica in realtà in cui le destre tradizionali si erano piegate allo status quo, accettando e in un certo qual modo subendo l’agenda politica della sinistra marxista.
Venezuela e Cuba sono i simboli del degrado di un modello fallito e che purtroppo trova ancora qui in Italia, al caldo della libertà e della ricchezza data dal libero mercato, sostenitori ed esaltatori che dopo più di cinquant’anni faticano ad ammettere che il comunismo in tutte le sue forme e manifestazioni (più o meno esplicite) è stata la peggiore iattura che potesse capitare all’America Latina: a Caracas riducendosi alla consistenza di un narco-stato e a L’Avana nello scheletro di un’utopia esaltata da chi ha preferito credere nei sogni piuttosto che nella realtà.
Il trumpismo, o per meglio dire la declinazione di “legge e ordine” della dottrina MAGA, ha varcato i confini del Nord America e, superando gli steccati storici della diffidenza, ha conquistato milioni di elettori che guardano agli uomini forti come l’unica soluzione possibile alla loro condizione, ritenuta da tanti endemica. Persino in Colombia, dove sembrava doversi mantenere lo status quo, il candidato dichiaratamente trumpiano ha sorpreso tutti piazzandosi in testa al primo turno. Il ballottaggio fissato per il 21 giugno ci dirà il nome del prossimo presidente tra Abelardo de la Espriella e il candidato della sinistra colombiana Iván Cepeda. All’inizio persino il Presidente Gustavo Petro e lo stesso Cepeda, sorpresi dal risultato, si erano lanciati in ipotesi di brogli o eventuali irregolarità, salvo poi ritrattare tutto. Il margine è ridottissimo, con un 43,7% ottenuto da Espriella e il 40,9% di Cepeda, ma in ballo c’è un 6% della destra conservatrice tradizionale ottenuto da Paloma Valencia che potrebbe risultare decisivo.
La dottrina Trump non è solo sintetizzabile con il “metodo Caracas”, ma come qualcosa di più profondo e politicamente strutturato: la capacità di trasformare il ritorno alla normalità del MAGA negli Stati Uniti in una promessa di libertà e dignità per popoli a cui il comunismo ha tolto sia l’una che l’altra.
© Riproduzione riservata







