Negli ultimi 13 anni oltre due milioni di italiani si sono trasferiti all’estero. È quanto emerge dalla 14esima edizione del rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes. Dal 2006 al 2019 il numero di chi è emigrato dall’Italia è cresciuto di oltre il 70% e l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire) ha visto un incremento di iscritti dagli oltre tre milioni a 5,3 milioni. Quasi la metà degli iscritti, circa il 48%, è partito dal Sud.

Per il suo dossier sugli italiani all’estero la Fondazione ha fatto ampiamente ricorso ai dati dell’Aire. Gli iscritti all’uno gennaio 2019 sono 5.288.281, il 48,9% del quale parte dal Meridione; il 35,5& dal Nord e il 15,6% dal centro. Le italiane iscritte sono 2.544.260, oltre il 48% del totale. La fascia di età più rappresentata è quella che va dai 35 ai 49 anni, oltre un milione di persone; i minori sono quasi 800mila. Altro aspetto importante è l’aumento continuo degli iscritti all’Aire per nascita, segno che molti italiani che si trasferiscono all’estero trovano le condizioni per formare una famiglia.

Il Paese di destinazione preferito dagli italiani è il Regno Unito, motivo anche di tensione per l’esito incerto della trattativa sulla Brexit. Il 54,3%, degli italiani all’estero risiedono in Europa, il 40% in America. Le aree maggiormente interessate sono l’Unione Europea e i Paesi dell’America Centro-Meridionale. Le comunità più consistenti si trovano in Argentina, quasi 843mila persone, Germania, oltre 764mila, e Svizzera, 623 mila.

La maggioranza degli emigranti parte senza un progetto ben definito, con situazioni che possono implicare anche diversi tipi di carriera o altri spostamenti in altri Paesi. A uscire fortemente danneggiato dal rapporto è il Sud Italia: il Meridione continua a perdere risorse umane importanti, spesso con un livello di istruzione medio-alta. È lo stesso tipo di migrazione, circa il 70% dalle regioni meridionali e insulari, che nell’ultimo decennio si è mossa verso il nord del Paese.

Sugli stranieri il rapporto analizza che tra il 2012 al 2017, degli oltre 744mila stranieri divenuti italiani quasi 43mila hanno trasferito la residenza all’estero. Nuovo tema del dossier è la sezione speciale “Quando brutti, sporchi e cattivi erano gli italiani: dai pregiudizi all’amore per il made in Italy” per illustrare stereotipi e pregiudizi che hanno accompagnato il migrante italiano nel tempo, come si spiega nel testo, “non per avere una rivalsa sui migranti di oggi che abitano strutturalmente i nostri territori o arrivano sulle nostre coste, ma per ravvivare la responsabilità di essere sempre dalla parte giusta come uomini  donne innanzitutto, nel rispetto di quel diritto alla vita (e, aggiungiamo, a una vita felice) che è intrinsecamente, profondamente, indubbiamente laico”.