Il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana risulta indagato dai pm di Milano nell’inchiesta sulla fornitura da mezzo milione di euro di camici e altro materiale da parte della società Dama Spa gestita dal cognato Andrea Dini e di cui la moglie, Roberta Dini, detiene il 10%.  E’ quanto confermano fonti investigative. L’accusa per il presidente della Regione è di turbata libertà del contraente, la stessa contestata al cognato Andrea Dini e al direttore di Aria spa, Filippo Bongiovanni. La fornitura di camici era stata commissionata il 16 aprile dalla centrale acquisti regionale alla società di Dini con affidamento diretto. In seguito, a maggio, dopo che aveva parlato della vicenda la trasmissione televisiva Report, era arrivata la decisione di Dini di trasformare la vendita in donazione.

La notizia è arrivata al termine di una lunga giornata sul fronte dell’indagine che riguarda la fornitura di camici della Dama spa, la società di Andrea Dini il cognato di Attilio Fontana. A questo proposito infatti è stato interrogato Filippo Bongiovanni, ex dg di Aria la centrale acquisti del Pirellone. Secondo i magistrati Andrea Dini  avrebbe infatti cercato di rivendere a una rsa della provincia di Varese e a prezzo maggiorato, tramite un intermediario, quella parte dei 75mila camici che non erano mai stati consegnati al Pirellone.

LA DIFESA DI FONTANA – Il governatore ha commentato la vicenda su Facebook, rivelando di aver “appreso con voi di essere stato iscritto nel registro degli indagati. Duole conoscere questo evento, con le sue ripercussioni umane, da fonti di stampa”. Il presidente della Regione Lombardia si è detto “certo” dell’operato della Regione “che rappresento con responsabilità”, ha aggiunto Fontana.

L’INCHIESTA – Andrea Dini, cognato del governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana, e il direttore generale di Aria spa Filippo Bongiovanni, sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta nata di un caso sollevato dalla trasmissione di Rai3 Report. La trasmissione infatti fece emergere ‘sospetti’ sulla  fornitura di camici e altro materiale per un valore di 513 mila euro alla Regione durante l’emergenza Covid da parte della Dama, società gestita dal cognato di Fontana e di cui detiene una quota la moglie di quest’ultimo.

Secondo le ipotesi della Procura, le fatture sarebbero state stornate e l’acquisito sarebbe stato trasformato in donazione, col sospetto quindi che la trasformazione da fornitura in nota di credito e poi in donazione sia avvenuto solo per l’interessamento di Report alla vicenda. Ora i magistrati stanno verificando con le carte acquisite se sia stato corretto affidare la fornitura alla società di Dini. L’inchiesta coordinata dall’aggiunto Maurizio Romanelli e dai pm Paolo Filippini, Luigi Furno e Carlo Scalas vede come ipotesi di reato nei confronti di Dini e Bongiovanni la turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente.