Il giudice per l’udienza preliminare di Vercelli Fabrizio Filice ha accolto la richiesta della locale Procura disponendo il rinvio a giudizio di Stephan Schmidheiny, l’imprenditore svizzero dell’Eternit accusato di omicidio volontario per la morte di 392 persone a Casale Monferrato, vittime delle conseguenze dell’esposizione all’amianto. La prima udienza del processo, trasferito in corte d’Assise a Novara, è stata fissate per il 27 novembre.

IL PRIMO PROCESSO ETERNIT – Nel primo maxi processo Eternit Schmidheiny era stato condannato a 18 anni in primo grado per disastro doloso, mentre in secondo grado era intervenuta la prescrizione. L’inchiesta bis sulla quale si basa il secondo processo riguarda i numerosi decessi legati alle filiali italiane della multinazionale Eternit ed in particolare quella di Casale Monferrato. Il processo con l’accusa di omicidio volontario annulla la possibilità di far intervenire nuovamente la prescrizione anche nell’inchiesta bis.

SCHMIDHEINY CONSAPEVOLE DEI RISCHI – Secondo i magistrati l’imprenditore, già condannato a 4 anni per omicidio colposo in relazione al decesso di due ex dipendenti dello stabilimento di Cavagnolo (Torino), era consapevole dei rischi connessi alla lavorazione della fibra di amianto in quanto già all’epoca erano disponibile le conoscenze scientifiche.

“ITALIA STATO FALLITO” – Oggi era montata la polemica sui media per le dichiarazioni riprese da una intervista di Schmidheiny al giornale svizzero Nzz am Sonntag: “Non ho intenzione di vedere una prigione italiana dall’interno”, aveva detto l’imprenditore, aggiungendo che l’Italia “è uno Stato fallito”.