Una vita tranquilla, poggiata sul lavoro, sul camminare con le ruote sopra un binario da cui non deviare mai: la dedizione, il sacrificio, l’idea che la scuola sia una missione, soprattutto in terre di confine, in cui bisogna utilizzare una grande forza per tenere i ragazzi lontano dai trabocchetti, dalle cadute. Darsi, darsi e solo darsi, con in cambio uno stipendio utile a sostenere forze immani. La certezza di fare qualcosa di buono, di aiutare gli altri, di essere dalla parte giusta.

E poi è un attimo, raggiungi la scuola Don Milani di Lamezia e passi dalla cattedra a una caserma della Guardia di Finanza, lungo un calvario che anni dopo ti porterà in Tribunale, a comprendere che era solo un abbaglio, che quella mattina maledetta, che ti ha travolto la vita e soffiato le certezze dei giusti come le dune di sabbia dietro cui si accovacciano i banditi, era l’alba di un giorno spurio che non avrebbe dovuto trovare spazio sopra il calendario. Invece è stata vissuta in una successione continua da Groundhog Day di Harold Ramis, fino alla sentenza che ha detto fine, facendo scorrere i titoli di coda. 52 donne e uomini, quasi tutto il personale di un istituto scolastico calabrese, fra presidi e docenti e progettisti, accusati, a vario titolo, di concorso in abuso d’ufficio e truffa in relazione ai progetti Pon della scuola Don Milani.

Convocazioni in caserma, interrogatori, avvocati. Un disastro umano, professionale, e ora il gup Rossella Prignani emette una sentenza che assolve 47 indagati “perché il fatto non sussiste”, dichiara la prescrizione per 4 e per uno assolve “perché il fatto non costituisce reato”.
Un’inchiesta della Procura della Repubblica di Lamezia, per fatti risalenti fino al 2012, che contestava agli indagati nomine a docenti esperti in violazione di quanto previsto nelle linee guida del bando 4462 del 31 marzo 2011 che avrebbe procurato agli autori benefici illeciti che andavano da 5.000 e più euro, fino a 200 euro, secondo i progetti scolastici, danneggiando l’Unione Europea e il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca.

Per una parte degli indagati si prospettava l’accettazione di domande presentate da insegnanti per la loro candidatura, oltre la scadenza dei termini, false attestazioni di regolarità dei termini, omissione nell’indicare l’effettivo orario di lavoro. Profitti illeciti a carico di numerose associazioni operanti in città. Un elenco lunghissimo di nomi, di persone e associazioni, per anni considerate probe, e poi per anni sotto la spada di un giudizio sospeso. Neanche a farli tutti i nomi, a ripeterli per otto anni ogni giorno, si controbilancerebbe l’affanno di anime ormai incrinate, si rimetterebbe insieme la trasparenza di un vetro rotto. Maria Miceli era la preside del Don Milani, ora in pensione, è andata a vivere in Sicilia, una terra in cui fare pace, non aveva di certo mai pensato a uno storno che non fosse altro che morale per il bene fatto. Una sentenza gli riconosce la correttezza, ma quel giorno spurio si è ripetuto uguale per troppo tempo. Un segno indelebile, che lei non meritava, che nessuno degli altri avrebbe meritato.