A quarant’anni dall’omicidio per mano mafiosa di Piersanti Mattarella, la giornalista dell’AdnKronos Elvira Terranova ha intervistato l’avvocato Antonio Todaro, che fu tra i più fidati amici del compianto politico Dc.

«Incontrai Piersanti Mattarella – dice Antonio Todaro a Elvira Terranova – pochi giorni prima che venisse ucciso. Andammo insieme a una mostra. Lui venne con la moglie Irma, senza la scorta. Lo accompagnai io con la mia 124. Era sereno. Aveva la consapevolezza di potere camminare senza alcun timore, appunto sereno. Eppure mancavano pochissimi giorni alla sua uccisione».

Antonio Todaro, 80 anni appena compiuti, è un avvocato in pensione. È stato uno degli amici di famiglia più cari dell’ex Presidente della Regione siciliana, il Governatore dalle “carte in regola”, ucciso il 6 gennaio 1980, mentre andava alla messa per l’Epifania. Ancora oggi, nonostante siano trascorsi 40 anni da quel tragico giorno, Antonio Todaro, che negli anni Settanta a capo del ‘Gruppo Politica’, l’iniziativa di formazione all’impegno socio-politico, proposta nel 1977, da Piersanti Mattarella e da altri suoi giovani amici e collaboratori, si commuove quando fa un salto indietro nel tempo e ricorda l’amico Piersanti.  L’avvocato Todaro ha gli occhi lucidi quando ricorda l’ultima volta in cui vide Piersanti Mattarella, quattro giorni prima dell’omicidio. «Non avrei mai pensato che non lo avrei mai più rivisto…», dice. Poi si illumina quando ricorda “quel pomeriggio”. «Era l’inizio dell’anno del 1980, quando andai a prendere Piersanti con la mia auto per andare a vedere insieme una mostra d’arte, di cui lui era un grande appassionato- racconta – Passò da casa mia e andammo insieme in macchina. E ricordo la sua sobrietà, al limite della cautela di quest’uomo che pur rivestendo un ruolo pubblico così importante come quello di Presidente della Regione. Lui, con grande serenità, salì sulla mia macchina con la moglie, senza la scorta. Questo mi fece pensare che aveva il cuor sereno». Era sereno, dunque, Piersanti Mattarella.

«Solo una volta – racconta ancora l’amico Antonio Todaro – ebbe un sussulto. Ricordo che stavamo tornando da Castellammare del Golfo (città di origine di Mattarella, ndr), quando arrivando a Terrasini vedemmo una fila di costruzioni abusive. Lui ebbe un momento di riflessione sulle conseguenze che un’azione proibitiva di interruzione avrebbe potuto procurargli. Vedendo quelle schifezze lungo la costa si mise le mani nei capelli, ebbe una sorta di sussulto a pensare alle difficoltà e all’impegno, alle reazioni che si sarebbero determinate per questo intervento. Ma a me, personalmente, sensazioni di preoccupazione per la sua vita non ne esternò mai, eppure io ero molto vicino a lui. A differenza di quanto detto dalla dottoressa Trizzino».

Maria Grazia Trizzino era il capo di gabinetto di Piersanti Mattarella. E in passato aveva raccontato che, di ritorno da un viaggio a Roma, alla fine del 1979, per denunciare al Governo la grave situazione siciliana e la necessità di fare pulizia nella Dc Piersanti Mattarella le avrebbe confidato di avere incontrato l’allora ministro Virginio Rognoni: «Se dovesse capitarmi qualcosa, si ricordi di quello che le sto dicendo…».

Antonio Todaro ricorda ancora che Sergio Mattarella «era il confidente più fidato» di Piersanti. «Molti pensieri li ha condiviso soprattutto con suo fratello, se posso dare una mia impressione, il suo consigliere più fidato, più intimo. L’attuale Capo dello Stato non faceva ancora politica attiva, teneva il suo spazio discreto e riservato. Ma la contiguità totale più frequente era quella con suo fratello. Gli altri sì hanno avuto delle confidenze dal Governatore ma mai quanto Sergio».

Poi, l’amico avvocato di Piersanti Mattarella sottolinea con commozione che «oggi manca moltissimo una persona, un politico, come Piersanti Mattarella», un «uomo la cui grande umiltà non toglieva niente alla sua autorevolezza. Manca una persona dotata della sua fantasia, della sua gioiosità della vita. Aveva il gusto della vita. La gioia della vita, senza essere bacchettone, amava anche gli aspetti più ludici, più sereni, più immediati. Amava la musica leggera, l’arte, il tutto vissuto con molta disinvoltura, senza particolari impacchettamenti, con una grande sensazione del senso dell’amicizia».

E ricorda che il «giorno in cui fu nominato presidente della Regione, lui mi chiamò alle otto del mattino per chiedermi come stava mia nonna, perché sapeva che stava male». «Ricordo la sua faccia quando un commesso lo chiamò, il giorno in cui un giorno andai a trovarlo, lo chiamò “eccellenza”, lui non era pronto. Non fece cenno al commosso ma ebbe un sussulto perché riteneva quel tributo, che peraltro gli spettava, lo considerava estraneo alla sua dimensione umana e sociale».

Antonio Todaro è l’autore della fotografia-icona che ritrae Piersanti Mattarella mentre è al telefono nel suo ufficio. «Ho sempre avuto la passione della fotografia – racconta oggi – e quel giorno, andai a trovare il Presidente del suo ufficio. Era una riunione direi familiare, c’era pure sua nipote Lea, la critica d’arte. Io avevo con me la Nikon che avevo comprato da poco. Era assorto e malinconico in quell’istante in cui l’ho fotografato. C’era stato qualche giorno prima un incidente aereo. E lui esprimeva con quello sguardo la sua partecipazione emotiva, stava assorto e silenzioso. Non ha parlato per alcuni minuti. Quel momento mi parve una sintesi complessiva della sua sensibilità, della sua attenzione e partecipazione umana a ciò che accadeva».