“Almeno 106 manifestanti sono stati uccisi in 21 città in Iran, secondo le notizie che abbiamo ricevuto”. Lo riferisce Amnesty International su Twitter, spiegando che il conteggio è stato effettuato sulla base di “immagini video verificate, racconti di testimoni oculari e informazioni raccolte da attivisti fuori dall’Iran”, che “rivelano un modello straziante di uccisioni illegali da parte delle forze di sicurezza iraniane”. I leader – o almeno quelli che vengono indicati come tali – delle proteste contro il rincaro della benzina in Iran rischiano di finire impiccati.

Amnesty aggiunge che “il vero bilancio potrebbe essere ben più elevato, con alcune informazioni che suggeriscono che ci sono fino a 200 morti“. “Le autorità devono porre fine immediatamente a questa repressione brutale”, ha dichiarato il direttore di ricerche di Amnesty International per la regione Medioriente e Nord Africa, Philip Luther. Secondo l’organizzazione, le forze di sicurezza “hanno ricevuto il via libera per schiacciare” le manifestazioni, che sono cominciate venerdì scorso dopo l’annuncio a sorpresa da parte del governo di un aumento del prezzo del carburante. La ong riferisce che nei filmati si vedono “cecchini sui tetti degli edifici che sparano sulla folla e, in un caso, un elicottero”. “Mentre la maggior parte delle manifestazioni è sembrata pacifica, in alcuni casi, man mano che la repressione si accentuava, un piccolo numero di manifestanti ha lanciato pietre, provocato incendi e danneggiato delle banche”, prosegue Amnesty, invitando le autorità a “rimuovere il blocco quasi totale di internet“, che secondo l’organizzazione è stato “imposto per impedire che le informazioni sulla repressione filtrino verso il mondo esterno”. Secondo le informazioni pubblicate sui media iraniani, solo cinque decessi sono stati confermati ufficialmente, fra cui quelli di tre agenti delle forze dell’ordine.

Le immagini video analizzate da Amnesty International mostrano le forze di sicurezza usare armi da fuoco, cannoni ad acqua e gas lacrimogeni per disperdere le proteste, nonché manganellare manifestanti. I bossoli rimasti sul terreno, così come l’elevato numero di vittime, fanno supporre che siano state usate pallottole vere. Centinaia di manifestanti hanno bloccato le strade, fermando le proprie automobili come segno di protesta. Le immagini verificate da Amnesty International mostrano agenti della polizia anti-sommossa rompere i vetri delle automobili con i guidatori ancora all’interno. “La frequenza e la persistenza dell’uso della forza letale contro le attuali manifestazioni pacifiche e in precedenti proteste di massa, così come la sistematica impunità per le forze di sicurezza, fanno seriamente pensare che l’uso intenzionale delle armi da fuoco per stroncare le proteste sia diventato una politica statale”, ha detto ancora Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International. “Anche quando una piccola minoranza di manifestanti ricorre alla violenza, la polizia deve sempre esercitare moderazione e non usare una forza maggiore di quella necessaria, proporzionale e legittima rispetto alla violenza che fronteggia. La violenza di poche persone non giustifica una reazione massiccia e sconsiderata”, ha commentato Luther.

Alcuni testimoni oculari hanno affermato che le forze di sicurezza hanno portato via cadaveri e feriti dalle strade e anche dagli ospedali. “Come già successo in passato, in molti casi le forze di sicurezza e i servizi d’intelligence hanno rifiutato di restituire le salme alle famiglie o hanno costretto queste ultime a seppellire i loro cari in tutta fretta e senza che un’autopsia indipendente avesse potuto chiarire cause e circostanze della loro morte. Ciò è contrario agli standard e alle norme internazionali sulle indagini relative alle uccisioni illegali”, scrive Amnesty. La ong afferma che “le più alte autorità iraniane, compresa la Guida suprema Ali Khamenei, hanno diffuso dichiarazioni in cui hanno descritto i manifestanti come ‘banditi’ e hanno dato semaforo verde alle forze di sicurezza per stroncare le proteste“. In base del diritto internazionale, le forze di sicurezza possono ricorrere all’uso della forza letale solo quando strettamente inevitabile per proteggersi da immediate minacce di morte o di ferimento grave.

Gli organi d’informazione statali hanno riferito che, alla data del 17 novembre, erano stati arrestati oltre mille manifestanti. Tra le persone arrestate c’è la difensora dei diritti umani Sepideh Gholian, arrestata proprio il 17 novembre mentre stava manifestando pacificamente mostrando un cartello contro l’aumento della benzina. Di lei si sono perse le tracce e Amnesty International teme possa essere sottoposta a tortura, come accade frequentemente ai danni dei difensori dei diritti umani. “Chiunque sia stato arrestato solo per aver preso parte in modo pacifico alle proteste, averle appoggiate o aver criticato le autorità dev’essere rilasciato immediatamente e senza alcuna condizione. Tutte le persone arrestate devono essere protette dai maltrattamenti e dalla tortura”, ha sottolineato Luther. Amnesty International ha sollecitato un’azione immediata della comunità internazionale, comprese le Nazioni Unite e l’Unione europea, affinché le autorità iraniane siano chiamate a render conto delle uccisioni illegali e della repressione violenta dei diritti alla libertà di espressione e di manifestazione pacifica.