C’è chi lo conosce per la sua attività di istruttore sportivo, chi per il suo ruolo di attore in molte rappresentazioni teatrali, altri ancora per il suo impegno sociale e il suo attivismo nel mondo universitario. Per la questura di Palermo, invece, Chadli Aloui, 32 anni, «caratterizzato da incessanti ricorsi a delitti e dotato di una spiccata pericolosità sociale, è un soggetto tendente alla violenza attiva, turbolento e refrattario alla disciplina». Motivazioni che hanno spinto l’ufficio misure di prevenzione personali della divisione anticrimine della questura palermitana a chiedere all’autorità giudiziaria l’applicazione della sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza.

L’udienza – nella quale un collegio di tre giudici si pronuncerà decidendo se accogliere o respingere la richiesta – è stata fissata da Raffaele Malizia, presidente della I sezione penale misure di prevenzione del tribunale di Palermo, per il 17 novembre, ma è seguito un rinvio al 9 febbraio. Perché Aloui, attivista dei centri sociali locali, sarebbe considerato un soggetto “socialmente pericoloso”? Nel documento della questura si parla di «manifestazioni violente, occupazioni di uffici pubblici con atti di vandalismo, aggressioni contro le forze di polizia, danneggiamenti, minacce gravi e lesioni personali in danno di esponenti di partiti o movimenti di estrema destra». Si elencano, inoltre, precisi episodi che vedrebbero il coinvolgimento di Amoui dal 2010 al 2019. Una lunga collezione di denunce e segnalazioni fatte alle forze dell’ordine che arricchirebbero il “curriculum criminale” del trentaduenne palermitano. Ed è su questa sequela di fatti che la questura ha richiesto la misura preventiva della sorveglianza speciale.

Una misura molto rigida che prevede il divieto di partecipare a qualsiasi riunione politica o manifestazione pubblica, l’obbligo di rientro alle 21 presso la propria abitazione, il ritiro della patente di guida, la necessità di richiesta di autorizzazione alla questura per qualsiasi attività lavorativa che richieda lo spostamento dal Comune di Palermo. L’avvocato di Chadli, Giorgio Bisagna, non ci sta e critica la misura della sorveglianza speciale: «Il mio assistito è accusato di una serie di reati per i quali ci sono ancora processi in corso, alcuni, tra l’altro, si sono conclusi con l’assoluzione. Eppure si reputa che Aloui sia un soggetto pericoloso alla luce delle sue condotte pregresse, si dà una valutazione prognostica di attitudine a commettere reati in futuro», spiega Bisagna. Che aggiunge: «Amoui è stato condannato in Cassazione con pena sospesa per fatti relativi a scontri con tifosi. E per altro ha avuto già un Daspo per questi fatti.

Poi ci sono segnalazioni per manifestazioni non autorizzate, molte delle quali sono finite in procedimenti archiviati o in cui, ripeto, è stato assolto. Ma che, tuttavia, vengono inseriti come precedenti di polizia. Che scavalcano, dunque, il dato sostanziale, quello giudiziario. Si avvalora il dato di polizia. Pensavo che questo fosse stato superato con la nascita della Costituzione italiana, invece si continua a parlare di precedenti di polizia in uno Stato di diritto». Secondo il legale si tratta «di un processo alla persona e non al reato. Questa è la filosofia che sottende la misura di prevenzione in generale, è la colpa d’autore che si va a cercare. Teoria penalistica molto in vigore nei regimi autoritari dagli anni Trenta in poi. È più importante dare valenza ontologica al profilo criminale piuttosto che al reato». E su questi elementi si baserà la difesa nell’udienza.

A corroborarli, inoltre, saranno le quasi mille firme del mondo della cultura, dell’università, della politica, del teatro siciliano che hanno deciso di sostenere la causa di Amoui perché «un attacco del genere alla libertà di dissenso e di espressione – si legge nell’appello condiviso – non può lasciarci indifferenti. Azioni di questo tipo non colpiscono solo un individuo, ma sono un grave attacco alla libertà di tutti. Siamo davanti a un tentativo di criminalizzazione dell’attivismo politico. Un tentativo di reprimere e zittire chi decide di spendere il suo tempo e le sue energie per il miglioramento della sua comunità». Al momento Amoui preferisce non rilasciare dichiarazioni. Per Bisagna il sostegno di una buona fetta della società civile siciliana «è un segnale importante che faremo valere perché la persona va valutata a tutto tondo e non sui precedenti di polizia che non devono avere rilevanza nel mondo del diritto».