C’erano il sale, il mare, le spine dei cardi e le donne a lutto del Sud lasciato che aveva dieci anni. E poi c’erano tremila città e tremila viaggi, un paese diviso nero nel viso e rosso d’amore, la Dc, il Pci, ferrovieri e soubrette della Prima Repubblica. C’era tutto questo nella musica di Rino Gaetano, tra i cantautori più celebrati e citati della canzone italiana. Che il 2 giugno del 1981 moriva a causa di un incidente stradale sulla Nomentana. E nella sua discografia entrava così – insieme con il nonsense, la leggerezza, il simbolismo, lo sfottò – anche una profezia. Sulla sua stessa morte.

Una decina di anni prima: Rino Gaetano rincorre voce e ispirazione tra il Folkstudio – con Antonello Venditti, Francesco De Gregori – esibizioni poetiche, spettacoli di cabaret. Le sue interpretazioni hanno un piglio buffonesco, dissacrante, farsesco. Le sue prime canzoni sono talmente libere che nemmeno l’ambiente cantautorale riesce sempre ad afferrarle. Una di queste è La ballata di Renzo, che ricorda un uomo e la sua morte a causa di un incidente stradale. Un’auto lo investe e l’uomo viene soccorso. Ma all’Ospedale San Camillo “non lo vollero per l’orario”; al San Giovanni “non lo accettarono per lo sciopero”; al Policlinico “lo respinsero perché mancava il vice-capo”. E quindi Renzo muore, e neanche al cimitero trova posto.

La canzone, presumibilmente, resta in un cassetto. Gaetano intanto va avanti. Scrive e canta altro che invece ha successo. Pubblica in tutto sei album, tra il 1974 e il 1980. Al Festival di Sanremo del 1978 si classifica terzo portando uno dei ritornelli più celebri di sempre, quello di Gianna. La carriera prosegue tra molti alti e qualche basso. Ormai è uno dei volti più noti della canzone.

La sera del 2 giugno del 1981 la passa nei locali della sua Roma. Due sere prima l’ultima apparizione televisiva, a Crazy Bus, dove canta E io ci sto e Scusa Mary, estratti dall’ultimo suo album. Tornando a casa perde il controllo della sua Volvo 343 grigio metallizzato. Si schianta contro un camion sulla Nomentana, all’altezza dell’incrocio con via Carlo Fea. Quando arrivano i soccorsi è già in coma. Viene trasportato al Policlinico Umberto I dove vengono riscontrate fratture e ferite gravi. Una grave alla base cranica. L’istituto non ha un reparto attrezzato per le urgenze. Il medico di turno prova a contattare altri ospedali: il San Giovanni, il San Camillo, il CTO della Garbatella, il Policlinico Gemelli e il San Filippo Neri – e quindi tutti i tre della canzone di dieci anni prima. Nessun posto disponibile. Alla fine Gaetano viene portato al Gemelli. Muore alle sei del mattino, a trent’anni. Il caso suscita sconcerto, polemiche, un’inchiesta e perfino un’interrogazione parlamentare.

L’ultimo saluto a Rino Gaetano si tiene nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù, dov’era in programma il suo matrimonio di lì a poco. Riposa al Cimitero del Verano a Roma. Resta tutta la sua musica; ascoltata, riscoperta, citata e ancora copiata dalle giovani generazioni. Un testamento con una profezia dentro, La ballata di Renzo, nella quale l’ancora sconosciuto cantautore aveva anticipato la morte tragica dell’artista affermato.