I prossimi anni saranno decisivi per chiarire quale direzione prenderà il villaggio globale
La crisi geopolitica infinita nell’est Europa
La crisi che prosegue da 4 anni e mezzo in Ucraina si sta gradualmente complicando per il duplice problema degli attacchi incrociati alle fonti energetiche e alle zone residenziali, spesso contigue a obiettivi delle Capitali. Non a caso, è stato scelto nel luglio 2026, per il ruolo di nuovo premier ucraino, recentemente, Serhiy Koretskyi, amministratore delegato di Naftogaz, la maggiore compagnia energetica pubblica ucraina. Proprio a inizio di settembre, intanto, in sostegno del prossimo difficile inverno energetico ucraino, il Ministero dell’Economia e dell’Energia tedesco ha stanziato 250 milioni di euro per riparare i danni emergenti al sistema ucraino.
Mentre sherpa, cancellerie e diplomazie si affannano in una trattativa multilaterale complessa e dalle numerose incognite, Europa, Russia e Nato rafforzano i rispettivi sistemi difensivi e offensivi in una situazione di guerra ibrida che Lavrov ha definito pochi giorni fa di guerra vera con la Germania, a seguito del caso delle incursioni di sabotaggio russe a Lipsia. La Norvegia, a sua volta, si trova di fronte a minacce concrete russe di ritorsioni tecnico-militari, avendo schierato a difesa del suo territorio e della zona Nato missili Tomahawk americani e ingenti forze di artiglieria verso la direzione dei confini russi. La Finlandia ha avuto un mese fa un confronto simile con i russi, per ragioni analoghe.
Il tutto mentre in questa corsa contro il tempo la diplomazia sta riprendendo parzialmente il suo ruolo di mediazione originario, per prevenire l’estendersi del conflitto; estendersi temuto perfino dal lato dei Servizi russi che temono un conflitto su vasta scala in Eurasia. La Russia ha un piano che si delinea chiaro: dopo le elezioni a Mosca si preannuncia una mobilitazione di massa di un numero di nuovi arruolati compreso fra 300.000 e 600.000; inoltre si prevede l’arrivo di nuove truppe coreane di supporto, circa 30.000.
La Russia del presidente Putin punta a rivendicare in prospettiva, quantomeno in parte, altri 4 oblast ucraini: Sumy, Dnipropetrovsk, Kharkiv e Chernihiv. Il fine dichiarato è costituire la zona cuscinetto fra confini russi, Donbass incluso, e Ucraina, anche nelle stesse zone ove si discute, nei recenti viaggi di Witkoff e Kushner, di porre forze ONU di peacekeeping, in caso di tregua. In Donbass i russi puntano a Kramatorsk e Sloviansk, da cui distano pochissimi chilometri, per completare, questo inverno la riconquista del Donbass. Intanto avanzano a tenaglia verso Zaporižžja e Dnipro secondo il metodo tattico storico prima sovietico e poi russo. Intanto la parte rimasta ucraina di Kherson è stata evacuata dagli ucraini dal lato oltre il fiume Dniepr che la separa dall’avanzata russa, ferma da anni su questo vallo fluviale; e proprio il Dniepr, oltre alle zone cuscinetto evocate, potrebbe rivelarsi decisivo, in caso di tregua o configurazione di nuovi confini, abbinati a una pace.
Gli stakeholders internazionali di questo gioco strategico nel mondo globalizzato, America del Nord e Cina, continuano a sfidarsi in modo indiretto, anche se è prevista a novembre una mini Yalta ad limina, cioè a domicilio dei cinesi, fra Trump, Putin e Xi a Shenzen il 18 e 19 novembre. La lezione della Storia e del ‘900, il Secolo Breve come lo definì Eric Hobsbawm, insegna che rassegnarsi alla guerra non è mai la soluzione, anche se la democrazia e i suoi nemici – per come li definiva Karl Popper – sono giunti a una svolta che può risolversi solo con una ridefinizione globale degli equilibri strategici e geopolitici che manca dal lontano 1991. In tal senso l’avvicinarsi, sia pure con accenti di richiesta di pace, del presidente indiano Modi, a Putin e Xi visto nel recente vertice in Kirghizistan, non può essere trascurato, essendo l’India con la Turchia, e in una difesa strategica verso l’Iran, uno degli aghi della bilancia degli equilibri globali. I prossimi tre anni saranno decisivi per chiarire quale direzione prenderà il villaggio globale: verso la pace o verso la guerra.
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