“Rito tribale“, “rito satanico”, “tradizione africana“, etichettando “scimmia” una madre che si disperava per la morte della figlioletta di appena 5 mesi, deceduta sabato mattina, 14 dicembre, all’ospedale di Sondrio per arresto cardiocircolatorio.

La mamma, una 22enne nigeriana,  dopo essersi resa conto che la piccola non respirava più nel suo lettino, è uscita di casa con la bimba in braccio e, dopo aver chiesto aiuto a un automobilista, è arrivata al pronto soccorso. Il personale sanitario ha preso in cura la piccola ma, nonostante diversi tentativi di rianimazione, non c’è stato nulla da fare.

Appresa la drammatica notizia, la madre inizia a disperarsi come è giusto che sia. Perdere una figlia è un dolore atroce, una ferita che non va più via. Le urla di dolore della 22enne non sono però gradite dalle persone in attesa al pronto soccorso. Parto così commenti a sfondo razzista che il portale Sondrio Today riporta in un editoriale a firma di Marco Alberti. Parole disgustose quelle pronunciate dagli astanti, incuranti del dolore che in quel momento sta vivendo una giovane madre.

Disperazione che “non può essere così grande” perché tanto “gli africani fanno un figlio all’anno. Perdere un figlio per loro non è la stessa cosa. Urla? Sarà un rito satanico. Tribale. Che fastidio”. Parole pronunciate mentre quella “scimmia” si straziava dalla sofferenza nel corridoio di un ospedale.

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