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La generazione dei social chiede di spegnerli
La richiesta di vietare i social sotto i quattordici anni, in Veneto, non è arrivata dalla politica. L’hanno votata gli studenti. L’8 luglio le Consulte provinciali del Veneto, che rappresentano circa settecentomila iscritti, hanno approvato all’unanimità una proposta di legge in questo senso, dentro un percorso promosso dal portale Skuola.net e costruito negli istituti.
Il testo si articola su due punti. Il primo è il blocco dell’accesso fino ai quattordici anni, a tutela della crescita psicologica e relazionale dei più piccoli. Il secondo, più impegnativo per chi dovrà applicarlo, è un percorso formativo obbligatorio sull’uso critico dei media digitali, da avviare alle elementari e proseguire alle medie: secondo i promotori il solo divieto non basta se ai ragazzi non si danno gli strumenti per capire che cosa hanno in mano. Sulla verifica dell’età gli studenti indicano la Carta d’identità elettronica collegata ai sistemi informatici del Ministero dell’Interno, così che il controllo avvenga al momento dell’iscrizione e non si riduca a una casella da spuntare.
Colpisce la provenienza. Di solito, nelle politiche restrittive rivolte ai minori, chi subisce la regola prova ad aggirarla. Qui chi la subirebbe l’ha scritta, votata e corredata della clausola che dovrebbe renderla efficace. Alessandro Gianesini, coordinatore regionale delle Consulte, ha osservato che la sua è la prima generazione cresciuta con i social presenti fin dall’infanzia: non c’è nostalgia di un mondo precedente, perché quel mondo questi ragazzi non l’hanno mai visto. Sono gli stessi rientrati in classe il 10 settembre, cinquecentoventottomila nelle scuole statali venete secondo l’Ufficio scolastico regionale, settemila in meno dell’anno prima.
Il presidente Stefani ha raccolto l’iniziativa richiamando le preoccupazioni espresse dai professionisti della salute mentale sugli effetti di un uso precoce e incontrollato delle piattaforme: stati d’ansia, dipendenza, fragilità nelle relazioni. E ha insistito su quello che le famiglie gli scrivono di continuo. Un genitore non riesce a vietare al figlio ciò che tutti i compagni di classe usano liberamente; il divieto imposto in una sola casa produce esclusione invece che protezione. Solo una regola generale toglie al singolo il costo della scelta. Resta il capitolo su cui le Consulte hanno insistito di più, e che di solito è il primo a sfilarsi. La parte educativa nel progetto di legge Stefani c’è, affidata alla modifica dell’articolo 7 della legge 92 del 2019 sulle iniziative formative rivolte alle famiglie. Si giocherà tutto sulla copertura finanziaria, come accade a ogni norma che prometta formazione.
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