Lo chiamano il muro delle stelle, si fermano, cercano tra i colori il volto delle dottoresse che le seguono da anni. E vicino a quel muro si scattano selfie. “E’ bellissima questa iniziativa”, dice Valentina Carlino, paziente della psiconcologia. Le fa eco Maria Raiano, una vita passata in ospedale, come infermiera prima al Cardarelli e poi al Santobono e ora, “purtroppo o per fortuna”, come dice rassegnata lei, paziente al Pascale.

“Ci voleva un po’ di colore, la tristezza ce la portiamo noi da casa, qui vogliamo solo i colori, i colori sono vita”. Si fa il selfie con la sua dottoressa preferita, Monica Pinto, anche Annunziata Maria Cossio, paziente da 13 anni della fisioterapia riabilitativa. Sulla parete grande della sala d’attesa 14 pannelli con la foto della Pinto e di altre dottoresse e infermiere del Pascale, campeggiano tra stelle e fuochi d’artificio, a ricordare che l’ospedale non è solo un luogo di colore. Un ospedale è soprattutto fatto di persone.

La parete delle stelle richiama gente, ma nella sala d’attesa ci sono altri dipinti, un murales e due quadri donati dall’architetto Alessandro Ciambrone e un Vesuvio che spacca il virus dell’”artista del Vesuvio”, Gennaro Regina che ha promesso di donare all’Istituto un’altra sua opera. Grazie alla solidarietà di questi due artisti un mese fa è partito il bando “Adotta una parete” del Pascale, l’invito a artisti professionisti e non a donare un loro dipinto per colorare le pareti del più grande polo oncologico del Mezzogiorno. Un bando che continua a raccogliere consensi. Sul sito del Pascale sono centinaia le proposte giunte da ogni parte d’Italia. Tra di loro anche la proposta dell’Acto, coinvolgere i pazienti oncologici nella fluid painting.

“Con il coinvolgimento dei pazienti – dice il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi – questa idea raggiunge la sua dimensione ideale. Ci piacerebbe se anche altre associazioni di pazienti potessero partecipare”.