“Sorella, fratello, non perderti d’animo. Hai la sensazione di non farcela, il timore di essere inadeguato, la paura di non uscire dal tunnel della prova? Dio ti dice: ‘Coraggio, sono con te’. Non te lo dice a parole, ma facendosi figlio come te e per te, per ricordarti il punto di partenza di ogni tua rinascita: riconoscerti figlio di Dio, figlia di Dio”. Con queste emozionanti parole Papa Francesco ha celebrato la messa della notte di Natale. È arrivato nella Basilica di San Pietro e ha parlato dall’altare della Cattedra. Quest’anno la messa è anticipata dalle 21.30 alle 19.30 per consentire ai fedeli che assistono (poco più di 150) di rientrare a casa rispettando il coprifuoco imposto dalle autorità italiane alle 22.

Francesco ha citato Emily Dickinson, “da stanotte, come scrisse una poetessa, ‘la residenza di Dio è accanto alla mia, l’arredo è l’amore’”. E così invita a guardare al “cuore indistruttibile della nostra speranza”, perché “la nascita di Gesù è la novità che ci permette ogni anno di rinascere dentro, di trovare in Lui la forza per affrontare ogni prova”.

“Al di sotto delle nostre qualità e dei nostri difetti, più forte delle ferite e dei fallimenti del passato, delle paure e dell’inquietudine per il futuro, c’è questa verità: siamo figli amati. E l’amore di Dio per noi non dipende e non dipenderà mai da noi: è amore gratuito, pura grazia. Stanotte, ci ha detto san Paolo, ‘è apparsa infatti la grazia di Dio’. Niente è più prezioso”. Lo dice Papa Francesco nell’omelia della messa della notte di Natale. “Eppure – spiega -, se guardiamo all’ingratitudine dell’uomo verso Dio e all’ingiustizia verso tanti nostri fratelli, viene un dubbio: il Signore ha fatto bene a donarci così tanto, fa bene a nutrire ancora fiducia in noi? Non ci sopravvaluta? Sì, ci sopravvaluta, e lo fa perché ci ama da morire. Non riesce a non amarci. È fatto così, è tanto diverso da noi. Ci vuole bene sempre, più bene di quanto noi riusciamo ad averne per noi stessi”.

“Il figlio di dio è nato scartato per dirci che ogni scartato è figlio di Dio”. “Quella mangiatoia, povera di tutto e ricca di amore, insegna che il nutrimento della vita è lasciarci amare da Dio e amare gli altri. Gesù ci dà l’esempio: Lui, il Verbo di Dio, è infante; non parla, ma offre la vita. Noi invece parliamo molto, ma siamo spesso analfabeti di bontà”.

“Insaziabili di avere, ci buttiamo in tante mangiatoie di vanità, scordando la mangiatoia di Betlemme. Quella mangiatoia, povera di tutto e ricca di amore, insegna che il nutrimento della vita è lasciarci amare da Dio e amare gli altri”.

Redazione