Che l’incertezza in questo momento regni sovrana nel mondo della scuola è un dato inequivocabile. È logorante che ci siano proroghe continue della sospensione dell’attività didattica, come è successo dal 24 febbraio in avanti. Forse è arrivato il momento, caro Presidente Conte, che essere uniti e affrontare responsabilmente l’emergenza significa dirci le cose per come stanno e smetterla di scandalizzarci, senza sapere ciò che sta succedendo nelle scuole, per il “6” politico (che non ci sarà) o parlare di merito durante una pandemia.

Diciamolo chiaramente: la scuola per gli studenti riaprirà a settembre. Non è uno scandalo è una seria precauzione: ce li vediamo i nostri figli o nipoti tutti accalcati sugli autobus per andare o tornare da scuola? E ce li vediamo in 27 o 28 stipati in una classe? Perché questa è la realtà. E ancora ce li vediamo a distanza di neanche 50 centimetri l’uno dall’altro ad affrontare nei corridoi delle nostre scuole gli esami di stato? Non voglio essere polemica ma realista, anche perché insegnati, dirigenti scolastici e personale amministrativo sono in prima linea e stanno facendo la loro parte, come medici, infermieri, farmacisti, postini, addetti dei supermercati.

La scuola sta facendo da collante ed è uno dei pochi punti di riferimento saldi rimasti ai ragazzi e alle loro famiglie in questa emergenza. Allora diamo certezze e serenità alle famiglie e diciamoci che la didattica continua a distanza fino al termine dell’anno scolastico. Continua con i mezzi che in modo straordinario scuole ed insegnanti hanno, con sforzi enormi, messo in campo e diamo linee guida salde per una seria valutazione finale di ciò che si è realmente fatto.

Questo, caro Presidente Conte, non è un anno scolastico perso – come qualcuno dice – ma è solo l’inizio di una grande innovazione e trasformazione della scuola. Una innovazione che apre al futuro in cui le tecnologie e le STEM avranno un ruolo cruciale. E la didattica si è avvicinata davvero ai ragazzi, facendo dei loro smartphone uno strumento di conoscenza: che grande scoperta! Si dice che studenti abbiano acquisito meno conoscenze. No hanno acquisito le conoscenze indispensabili e le competenze essenziali, ma soprattutto sono più maturi e stanno imparando difficoltà, sacrifici e solidarietà tra di loro. E poi stiamo facendo crescere in loro l’onestà, di cui questo Paese ha tanto bisogno.