Nel solco delle tradizioni millenarie e di cultura folk esistono profondi legami che uniscono intere comunità, che sono il racconto di straordinarie emozioni, che entusiasmano, appassionano e coinvolgono. E tutto ciò che Nola, cittadina dell’area metropolitana di Napoli, vive in senso autentico nel mese di giugno di ogni anno.

La festa dei Gigli di Nola è la festa del Santo patrono Paolino, vescovo della Chiesa Cattolica, noto per la sua conversione radicale da nobile senatore a monaco e figura caritatevole di elevato pregio, venerato per aver gestito la diocesi durante le invasioni barbariche.

Chi era San Paolino

Ma perché Paolino per il popolo di Nola è anima, fede e tradizione di indissolubile devozione e riverenza? Scopriamolo.
Intorno al 410 d.C., la città viene invasa dai Visigoti di Alarico che la devastano e la depredano. Fecero prigionieri 21 nolani ed il figlio di una vedova, ma San Paolino si offrì come ostaggio al posto del bambino, restando al fianco dei nolani rapiti. Arrivato in Africa (qualche fonte parla anche di Turchia) diventa il giardiniere di un re, ma viene presto liberato da quest’ultimo dopo che, secondo la leggenda, Paolino predisse la sua imminente morte attraverso un sogno premonitore. Il re, quindi spaventato ed impressionato, interrogò il giardiniere e scoprendo la sua identità di vescovo ne ordinò l’immediata liberazione e quella degli altri prigionieri.

Come funziona la festa dei Gigli

Al ritorno in patria, San Paolino venne accolto in trionfo dai nolani, presenti con le diverse corporazioni locali, rappresentative delle varie arti e mestieri (Ortolano, Salumiere, Bettoliere, Panettiere, Calzolaio, Beccaio, Fabbro, Sarto), che gli offrirono in dono dei fiori, i bianchi gigli. Nel tempo il fiore ha passato il testimone ad obelischi lignei alti circa 25 metri, che portati a spalla dai collatori o cullatori (una squadra di 120 persone), ripropongono, ogni anno nel mese di giugno, una rituale ballata in suo onore lungo tutto il percorso storico cittadino. Ad affiancare la spettacolare kermesse degli otto obelischi è la Barca, simbolo della festa, con una base in costruzione lignea che regge la riproduzione di un gozzo a simboleggiare l’approdo trionfante, via mare, del ritorno di San Paolino alle terre nolane.

Il grande estro delle botteghe artistiche che ogni anno ereggono ben nove gigli, che sfilano per le vie del centro, non si esaurisce alla sola costruzione degli obelischi, ma ben si completa con la nota arte della cartapesta: una pratica di pregiato artigianato che permette la vestizione dei gigli, così da poter assegnare ad ognuno un tematica da raccontare.
Dal 2013, la fede e la tradizione di un popolo, che perdura negli anni, ha permesso alla Festa di poter rientrare nel “Patrimonio orale e immateriale dell’umanità”, ottenendo il riconoscimento UNESCO, all’interno della rete delle grandi macchine a spalla italiane, insieme alla Macchina di Santa Rosa di Viterbo, alla Varia di Palmi e ai Candelieri di Sassari. Le migliaia di persone che accorrono a Nola, la domenica successiva al 22 giugno, data che celebra il santo vescovo Paolino, sono la conferma ogni anno che la devozione ultra millenaria è viva e soprattutto molto attrattiva.

La giornata inizia alle 8 del mattino con la celebrazione eucaristica dei collatori, che dopo la messa prendono posto sotto la base di ogni giglio trasportandoli in Piazza Duomo per la tradizionale ballata mattutina: una volta che gli otto obelischi e la Barca sono stati posizionati ai loro posti, il Vescovo della diocesi, in processione con il busto del Santo ed i gonfaloni delle otto corporazioni, procede con la benedizione e con il discorso alla città. E’ questo uno dei momenti più emozionanti della giornata.

Poi, dopo la sosta per il pranzo, prende il via la processione pomeridiana per le strade del centro storico fino al mattino seguente. C’è una nota molto particolare da raccontare: allo scoccare della mezzanotte della domenica della festa si individuano per ogni corporazione, “i maestri di festa”, cioè coloro ai quali sarà affidata la gestione completa del giglio già per l’anno successivo. Da qui il detto “a Nola la festa nasce quando muore!”. Davvero una città ed un popolo in festa tutto l’anno.

Luca D’Alessio

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