L’indagine della procura svedese contro Julian Assange, il fondatore di Wikileaks accusato di stupro per fatti risalenti al 2010, è stata archiviata. La notizia è stata comunicato con una nota ufficiale dagli stessi inquirenti svedesi, pur precisando che la denuncia presentata dalla donna che ha accusato Assange fosse “credibile”. Il fondatore di Wikileaks, attualmente detenuto nel carcere londinese di Belmarsh, aveva sempre negato le accuse.

L’INCHIESTA SU ASSANGE – Un fallimento per la giustizia svedese, che da 10 anni sta portando avanti l’iter contro Assange, rifugiatosi nel 2012 nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra fino al suo arresto avvenuto nell’aprile scorso. “È trascorso molto tempo dai fatti, con la conseguenza di indebolire gli elementi di prova…al punto che ho deciso di chiudere l’inchiesta”, ha dichiarato la vice procuratrice generale Eva-Marie Persson parlando in conferenza stampa a Stoccolma. I fatti cadranno in prescrizione il 17 agosto del 2020, l’inchiesta era stata archiviata una prima volta nel 2017 e riaperta a maggio scorso dopo l’arresto del fondatore di Wikileaks.

L’ACCUSA DI STUPRO – Ad accusare Assange una donna svedese che all’epoca dei fatti, nel 2010, aveva circa 30 anni. La presunta vittima aveva denunciato che Assange avrebbe avuto un rapporto sessuale non protetto mentre lei dormiva, nonostante avesse più volte rifiutato di aver rapporti senza preservativo. Assange da parte sua ha sempre negato lo stupro, sostenendo che la donna fosse consenziente.

IL RISCHIO ESTRADIZIONE – Sull’australiano recluso a Londra pesa la minaccia di estradizione richiesta dagli Stati Uniti, dove potrebbe scontare una pena fino a 175 anni di carcere con l’accusa di spionaggio, avendo messo in pericolo secondo le autorità americane le loro fonti quando Wikileaks pubblicò 250mila cabli diplomatici e circa 500mila documenti confidenziali sulle attività dell’esercito statunitense in Iraq e Afghanistan.