“La zampata dell’orso” è il titolo del nuovo libro scritto a sei mani da Basilio Di Martino, Paolo Pozzato ed Elvio Rotondo e pubblicato da Libellula Edizioni. Il volume ricostruisce le operazioni militari portate avanti durante il primo conflitto mondiale nel corso della cosiddetta offensiva Brusilov (dal nome del generale russo Aleksei Alekseevich Brusilov), che rappresentò il momento più alto delle fortune dell’esercito zarista.
LA NARRAZIONE

La grande offensiva è considerata la più grande vittoria della Triplice intesa durante tutta la grande guerra. Lo scontro ebbe inizio il 4 giugno 1916, quando lo zar Nicola II di Russia ordinò al generale Brusilov di attaccare le forze degli imperi centrali su un fronte di oltre 500 km che andava dalle paludi del Prypjat, sulla frontiera polacca, all’estremità dello schieramento austriaco. L’attacco guidato da Brusilov ebbe fine il 20 settembre 1916, dopo aver raggiunto l’obiettivo principale di distogliere importanti forze tedesche dal settore di Verdun e soprattutto di costringere gli austro-ungarici a levare truppe dal settore del Trentino nel pieno dell’offensiva della Battaglia degli Altipiani (Strafexpedition).  L’offensiva convinse la Romania ad entrare in guerra a fianco dell’Intesa (alla quale però non diede alcun tipo di valido apporto), mentre le perdite furono notevoli per entrambi gli schieramenti: oltre 500mila soldati, in una delle battaglie più sanguinose della storia moderna.
IL VOLUME

Il volume di Di Martino, Pozzato e Rotondo, grazie all’utilizzo di materiale inedito e a uno studio specifico sull’aviazione russa, che grande peso ha avuto nell’ambito dell’offensiva militare che vide protagonista Brusilov, ripercorre uno dei momenti più cruciali di tutta la grande guerra, che cambierà in maniera determinante uno dei conflitti che hanno segnato la storia del Novecento. Quel lungo e sanguinoso ciclo operativo fu sul punto di decidere in modo del tutto inatteso le sorti della guerra, spingendo l’Austria-Ungheria sull’orlo del baratro. Tuttavia, il pronto intervento dell’alleato germanico e i fattori di debolezza intrinseca della Russia, duramente provata dalle disastrose sconfitte del 1914 e del 1915, contribuirono a far sì che la spinta delle armate del fronte sud-occidentale si esaurisse già prima della fine dell’estate 1916, producendo un precario equilibrio che si sarebbe definitivamente rotto nel 1917.
STORIA E DOCUMENTI

Quello che può essere a ragione considerato l’ultimo, disperato sforzo dell’esercito zarista, ebbe però due importanti conseguenze: da un lato determinò la definitiva subordinazione strategica e tattica delle forze imperial regie austro-ungariche (kaiserliche und königliche Armee) all’alto comando tedesco, dall’altro, con il fallimentare intervento rumeno ad agire da catalizzatore, accelerò la crisi finale di quello stesso esercito fino alla sua dissoluzione. L’attuale storiografia europea e statunitense – a differenza di quella italiana –, se pur attratta dal corso del conflitto sui fronti francese e belga, non ha mancato, a sua volta, di cogliere l’importanza degli avvenimenti del fronte orientale per l’andamento complessivo del conflitto, individuando proprio nell’offensiva Brusilov dell’estate del 1916 un punto di svolta cruciale nella guerra del 1914 – 1918. Cosa può dunque aggiungere questo nuovo lavoro alla bibliografia già disponibile sull’argomento, a parte l’ovvio utilizzo della lingua italiana? Sicuramente un approfondimento tangibile, basato sul fatto che i saggi e gli apporti citati nella struttura del volume, sebbene in molti casi siano ampiamente documentati sia sulle fonti d’archivio, sia avvalendosi della memorialistica dei protagonisti, sono ancora lungi dall’aver esplorato in toto la mole di assoluto rilievo del materiale disponibile.
GLI AUTORI

Uno dei tre autori dell’opera, Elvio Rotondo, analista del think tank di geopolitica trentino “Il Nodo di Gordio”, ha evidenziato che nelle ricerche delle fonti: «non sono stati utilizzati solo gli apporti della storiografia russa dell’epoca, spesso conditi da vera propaganda post-rivoluzione, ma sono state impiegate anche le ricerche effettuate da nuove generazioni di storici russi che hanno garantito l’utilizzo di ulteriori e importanti materiali, tanto documentari quanto di natura memorialistica, dando il via all’esplorazione di un filone in precedenza poco approfondito. Quindi sono state in qualche modo rimesse in discussione molte vicende legate alla figura del Generale Brusilov, deviando, senza dubbio, dalla storiografia viziata da forti condizionamenti ideologici e politici dell’Unione Sovietica».

Un altro coautore del volume, Paolo Pozzato, docente di storia e filosofia, nonché membro della Società italiana di storia militare, osserva che: «ci sono due ragioni principali per occuparsi dell’offensiva russa che prende il nome dal generale Brusilov e per dedicarle un saggio per i lettori italiani. La prima è senz’altro che essa rappresentò una svolta nell’intero corso della prima guerra mondiale. Gli austro-ungarici subirono infatti una rotta di dimensioni maggiori anche di Caporetto e dovettero quindi accettare da quel momento la sudditanza strategica all’alleato tedesco. La seconda è che essa dimostra come a livello operativo non esista alcuna “regola” che non possa essere violata con risultati addirittura maggiori di quelli ci si riprometteva dall’applicazione dei principi tradizionali».

Il terzo coautore, il Generale ispettore capo dell’Aeronautica militare Basilio Di Martino, evidenzia che «la cosiddetta offensiva Brusilov presenta caratteri di modernità che smentiscono molti degli stereotipi relativi all’esercito zarista e propone soluzioni originali al problema della rottura dei fronti trincerati. Uno degli aspetti di maggiore interesse è l’impiego che fu fatto dell’aviazione. La Russia non disponeva di un’industria aeronautica adeguata alle sue ambizioni, nonostante la disponibilità si alcuni progettisti di grande valore e fu sempre dipendente dalle forniture degli alleati e dalle produzioni su licenza. Brusilov riuscì però a sfruttare al meglio quanto aveva a disposizione, facendo della ricognizione aerea uno dei fattori che gli assicurarono il successo, almeno finché fu in grado di contare sulla superiorità aerea locale».

 

Redazione