L’inchiesta della Procura di Ravenna sui certificati medici “compiacenti” rilasciati ai migranti destinati ai Cpr ha fatto tornare nuovamente d’attualità il tema del sequestro degli smartphone e l’acquisizione dei dati contenuti al loro interno, soprattutto quando ci sono di mezzo parlamentari. A far discutere questa volta ci sono le chat della senatrice Ilaria Cucchi e della deputata Francesca Ghirra, entrambe di Alleanza Verdi e Sinistra, estratte dal telefono dell’infettivologo Nicola Cocco, l’unico dei 23 medici perquisiti il 16 settembre a essere formalmente indagato per associazione a delinquere finalizzata, secondo l’ipotesi della Procura, alla formazione di certificati falsi per impedire il trasferimento di cittadini stranieri nei Cpr.

La Procura, inizialmente, aveva parlato di “un’estrazione automatica”. Gli investigatori, in pratica, non avrebbero selezionato le conversazioni sulla base dei nomi dei parlamentari, ma attraverso un sistema informatico che avrebbe individuato, tra le chat presenti nei dispositivi sequestrati, quelle contenenti parole chiave indicate nel decreto di perquisizione: “Cpr”, “non idoneità”, “certificati” e altri termini ritenuti pertinenti. Una volta accertata la presenza delle parlamentari, le conversazioni sarebbero quindi state sigillate. Su tale “automatismo” era però subito emersa una contraddizione: nel verbale di perquisizione non compariva alcun riferimento ad una ricerca per parole chiave. Il documento elencava infatti progressivamente le chat esaminate, indicando anche quella tra l’account WhatsApp, poi esportato, di Cocco e di Cucchi, al cui interno vi erano i messaggi relativi all’idoneità alla permanenza nei Cpr. E lo stesso era avvenuto relativamente alla conversazione con Ghirra, anch’essa successivamente esportata. Cocco aveva inoltre fatto presente che gli investigatori disponevano di un elenco di chat da estrapolare e che le conversazioni sarebbero state cercate una per una.

Immediata era stata allora la reazione di Cucchi che aveva parlato di “intimidazione” da parte delle toghe. Parole definite “inaccettabili” dai vertici di Magistratura indipendente, la corrente conservatrice delle toghe. Nessun commento, invece, da parte dell’Anm. In attesa degli sviluppi investigativi, il caso è destinato ad avere uno strascico in Parlamento. Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia alla Camera, ha presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia Carlo Nordio per chiedere chiarimenti sulle modalità con cui sono state acquisite le conversazioni delle parlamentari. “Quando sono in gioco principi e prerogative fondamentali, non possono esserci distinzioni di appartenenza politica”, ha commentato Costa.

“L’articolo 68 della Costituzione stabilisce che è necessaria l’autorizzazione della Camera di appartenenza per sottoporre i parlamentari a intercettazioni di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza, mentre la sentenza 170 del 2023 della Corte costituzionale prevede che, una volta individuati messaggi scambiati con un parlamentare, che sono corrispondenza, la loro acquisizione debba essere sospesa e sottoposta all’autorizzazione della Camera di appartenenza”, ha quindi precisato, ricordando che “se tali violazioni fossero confermate saremmo in presenza di un grave illecito disciplinare”. “Dalle colleghe Cucchi e Ghirra mi dividono lo schieramento e molte convinzioni, ma la mia formazione liberale mi impone di battermi perché possano esercitare pienamente e senza condizionamenti il loro mandato parlamentare”, ha poi concluso il deputato forzista. Nel frattempo Cucchi ha deciso di rendere pubbliche le proprie chat con Cocco. “Non ha nulla da nascondere e rivendico la mia attività di controllo sui Cpr”, ha precisato la senatrice di Avs.

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Giornalista professionista, romano, scrive di giustizia e carcere