Questo è il messaggio scritto dal magistrato Valerio Fracassi in una chat tra magistrati.

Un quotidiano ha riportato frasi che sostiene avrei scritto in alcuni messaggi su Whatsapp a Luca Palamara nel periodo in cui ero consigliere del Csm. Risalirebbero a oltre due anni e mezzo fa. Ignoro come si sia procurato queste chat, riservate e non destinate alla pubblicazione, che leggo riportate in modo parziale e del tutto svincolate dal contesto. Ne immagino lo scopo che non mi sembra quello di cercare la verità. Vedo che ne è scaturito una specie di processo di chat in cui – da parte di qualcuno – non ci si è nemmeno chiesti se le frasi fossero rispondenti al vero, al significato del messaggio e al contesto. Un “non” fatto è stato la base per una serie di considerazioni che presupponevano la veridicità di questo fatto, anzi una veridicità “preferenziale”. Ero in dubbio se rispondere su questa chat, ma poi, controllando l’emotività che deriva da alcune “letture”, ho ritenuto necessario intervenire perché il silenzio poteva dare un’impressione sbagliata su alcune circostanze. Ho votato Annarita Pasca perché la ritenevo e ritengo la persona più adatta per il posto ricoperto. Mi sono adoperato, nell’esercizio dei miei compiti e non dall’esterno del Csm, per far sì che fosse nominata. Adoperato in un organo collegiale complesso come il Csm che nomina sulla base di maggioranze confrontando diverse opzioni e sensibilità.

Con la stessa convinzione ho votato l’altra persona che lo “storico del Csm” cita nell’articolo e, conoscendo le dinamiche dell’organo collegiale, ho cercato di evitare di andare con una mia proposta di testimonianza pur nella consapevolezza altrui che si trattava delle nomine migliori, evitando così una mera “testimonianza”, meno faticosa, ma non utile per l’ufficio e ingiustamente dannosa per gli interessati. Poiché il consiglio è un organo collegiale, chiunque voglia contribuire alla nomina migliore si impegna per aggregare consenso su quelle proposte. A giudicare dalle unanimi reazioni, nessuno contesta che la nomina sia stata giusta. Quindi anche un criterio “oggettivo” avrebbe dovuto portare a questo risultato. Credo di capire che si contesti un metodo che per ora riposa sulla lettura – fuorviante – di brandelli di messaggi risalenti a oltre due anni fa, la cui fedeltà all’originale si dà per acquisita senza nemmeno il dubbio che si tratti di una strana estrapolazione di una frase che non è nemmeno il messaggio integrale, e, soprattutto, completamente svincolata dal contesto dei vari messaggi e dei colloqui che stanno a margine. Non solo questa “pesca”, che accosta chissà perché il calcio alle nomine in migliaia di messaggi, diventa oro colato, ma addirittura non ci si chiede in quale contesto sia maturata la frase riportata per comprenderne il senso compiuto.

Il messaggio sintetizza, spesso è preceduto e seguito da colloqui, discussioni, accompagnato da tensioni e quindi scritto in fretta, riguarda, in questo caso, persone che si conoscono da un decennio e, nel periodo, hanno quotidianamente lavorato per quattro anni dalla mattina alla sera. Perfino le nostre chat fuori dal contesto o addirittura alcuni colloqui a margine dei processi, potrebbero dar adito a letture “particolari” di chi è alla ricerca di conferme alle tesi precostituite. Altro tema che è quello delle pressioni, delle “raccomandazioni”. Strana evocazione perché, come tutti hanno scritto, non vi è stata alcuna pressione o segnalazione da parte dell’interessata. Questo tema è a volte enfatizzato in modo ipocrita. Ci sono sollecitazioni e sollecitazioni. C’è chi, in modo del tutto fisiologico, prospetta il suo caso e le sue aspirazioni anche per sapere che cosa può verificarsi. Lo ritengo un gesto anche di fiducia in un organo rappresentativo. Talvolta la convinzione di essere il migliore porta a qualche “eccesso”, anche se umanamente comprensibile. Ci sono poi i beneficiari del “metodo Scajola”.

Le pressioni a loro insaputa. Qualcuno per loro interviene, organizza cene, eventi, riunioni, invitando questo o quel consigliere e poi… interviene in modo pesante. L’ultima è quella di chi ricorre a metodi di ricatto illeciti. Nella mia esperienza ho sempre respinto i rari casi dell’ultimo tipo (e forse qualcuno dovrebbe interrogarsi sulle finalità di certa stampa). Sugli altri ho sempre operato nella ferma convinzione di ricercare la scelta migliore. Quanto accaduto pone tuttavia, a mio parere, un altro problema: ma davvero possiamo ricostruire una complessa trama con pezzi di messaggi whatsapp inviati nel corso degli anni? Ma davvero possiamo assistere alla pubblicazione da parte di alcuni giornali di sedicenti pezzi di messaggi su migliaia di oltre quattro anni, messaggi che dovrebbero godere della tutela della riservatezza, non foss’altro perché si prestano a indebite estrapolazioni e interpretazioni?

Mi attendo, in questa guerra con proiettili di fango, ulteriori sviluppi di vario genere. Per la parte che mi riguarda, anche a difesa della fatica e dell’impegno di questi anni e delle ottime nomine come quella di Annarita Pasca, tutelerò la mia immagine nelle sedi opportune, nei confronti dei giornali e di chiunque, in qualunque sede, non sappia distinguere il dibattito dalla denigrazione. Un’ultima precisazione personale. Nella chat si riporta altro messaggio in cui invito Palamara a non pubblicare il posto di presidente di sezione di Brindisi in quanto destinato a me. Anche in questo caso una lettura integrale e la conoscenza dell’intero contesto avrebbe evitato errate interpretazioni.
Per fortuna qui ci sono anche gli atti. Sarei tornato all’incarico che avevo prima (già…nessuna “promozione”) anche in soprannumero perché così prevede la legge.

Il posto era libero e qualunque amministrazione degna di questo nome non copre un posto vacante se poi deve collocare una persona in soprannumero. In questo caso non sarebbe nemmeno stato possibile espletare prima del mio ricollocamento in ruolo il concorso e quindi, come da costante prassi e normativa, il bando sarebbe stato revocato. È quello che ho ricordato al distratto Palamara con ben altro linguaggio di quello del messaggio riportato parzialmente. Anche in questo caso mi chiedo, a parte il marchiano errore, che c’azzecca questo con la nomina della presidente Pasca e le partite di calcio. A me viene il dubbio che forse l’articolista non era alla ricerca della “verità”. Sicuramente non l’ha scritta. Mi scuso per la lunghezza ma non interverrò più sull’argomento.