Il simbolo della svastica viene convenzionalmente associata al nazismo. Venne infatti adottata dal Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori di Adolf Hitler fondato nel 1920. Ma la sua origine è molto più antica. La svastica era in principio un simbolo religioso originario delle culture dell’Eurasia appartenenti al ceppo indoeuropeo.

Il termine svastica deriva dal sanscrito. Ha molteplici significati tra cui quello di “buona fortuna” o “benessere” e indica il disegno di una croce greca con i bracci piegati ad angoli retti, la cosiddetta croce uncinata. Il simbolo è presente in quasi tutte le religioni dell’area eurasiatica. Nell’induismo è emblema del sole e della divinità Visnu. Nel buddhismo cinese e in quello zen indica la coscienza e il “sigillo della mente-cuore” del Buddha. Nella cultura persiana raffigurava il carro della divinità Mitra trainato da quattro cavalli. Secondo alcuni studi nelle culture antiche poteva anche indicare il polo nord e il moto di rotazione intorno a un centro o a un asse immobile. In questo senso la svastica è anche considerata come rappresentazione dell’universo e del movimento delle costellazioni. Stando ad altre ricerche veniva anche intesa come la raffigurazione della divinità o del concetto cinese di yin e yang. Attualmente la svastica è utilizzata nella disciplina spirituale del Falun Gong.

I primi reperti archeologici raffiguranti una svastica risalgono al tardo Paleolitoco e sono stati rinvenuti in Ucraina. Ritrovamenti del simbolo si sono verificati in tutta l’area eurasiatica compresa l’Italia. La svastica compare infatti nella Reggia di Caserta, nel parco archeologico di Pompei, nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, nella Valle dei Templi ad Agrigento e in molti altri siti. L’emblema era anche usato dai prussiani, dalle popolazioni scandinave e dai nativi americani della tribù Navajo, che ne eliminarono l’uso durante la Seconda Guerra mondiale per evitare qualsiasi accostamento con la simbologia nazista.

Fu proprio nella prima parte del ventesimo secolo che il simbolo divenne suo malgrado celebre. L’aeronautica militare finlandese e una società navale islandese avevano già adottato la svastica, che a fine diciannovesimo secolo era stata recuperata da diverse dottrine esotericho-filosofiche e dai culti massonici. Il suo utilizzo in politica cominciò con i movimenti ispirati dal Volkisch, ideologia etno-nazionalista che avrebbe ispirato successive degenerazioni politiche. Adolf Lanz la adottò come simbolo ariano dopo un viaggio in India per la sua organizzazione parareligiosa, dagli accenti antisemiti ed esoterichi, Ordo Novi Templi. Altri movimenti appartenenti all’ariosofia adottarono la svastica prima di Adolf Hitler che, a partire dal 1920, la utilizzò per il simbolo del partito nazista. Nel suo Mein Kampf, quello che diventerà il dittatore del Terzo Reich e provocatore della Seconda Guerra Mondiale, scrisse: «Dopo innumerevoli esperimenti: ho trovato la forma finale: una bandiera a sfondo rosso, un disco bianco e una svastica nera ala centro. Dopo molte ricerche, ho deciso le corrette proporzioni tra la grandezza della bandiera e quella del disco bianco e la forma e lo spessore della svastica». Pare che a suggerire l’utilizzo della svastica a Hitler furono alcuni professori e politologi dalle influenze orientali. La scelta venne stigmatizzata da vari membri del Collège de sociologie parigino, come ha scritto il giornalista e saggista Pierre Prévost: «Tutti noi provavamo disgusto per tutto ciò poteva venire dall’hitlerismo. A scandalizzarci in questo movimento era, tra l’altro, l’accaparramento della croce uncinata che evoca l’idea di sacralizzazione».

La svastica divenne così tristemente celebre in tutto il mondo come simbolo del regime hitleriano. Ancora oggi è vietato il suo utilizzo e la riproduzione in molti Paesi tra cui la Germania, anche se le nuove organizzazioni filo-naziste e di estrema destra fanno puntualmente ricorso al simbolo. In un incontro solenne a Gerusalemme il 20 febbraio 2008 il Gran Rabbinato d’Israele e l’Hindu Dharma Acharya Sabha hanno siglato una dichiarazione solenne nella quale tra gli altri punti si riconosceva la valenza religiosa del simbolo della svastica e si rigettava qualsiasi utilizzo inappropriato o strumentale dello stesso, come nel caso del nazismo.