Politica
Le regole del domani scritte da chi lo vivrà: il progetto di Ecosistema Futuro con mentor (anche ex premier) e under 35
Un progetto di Ecosistema Futuro: il 1° luglio si è insediata la Costituente — dodici mentor che hanno guidato il Paese e quaranta under 35, generazioni a confronto — per fondare l’Assemblea Nazionale sul Futuro, Parma 2027
Vi sono decisioni che non si misurano in mesi, ma in decenni. Le sfide destinate a dare forma all’Italia — dal clima all’invecchiamento demografico, dal lavoro all’intelligenza artificiale — esigono uno sguardo capace di spingersi a venti, trenta, cinquant’anni, mentre la politica, prigioniera dei suoi tempi brevi, di rado riesce a sollevarlo tanto in alto. Da qui l’esigenza di un luogo nuovo, concepito per restituire al futuro la dignità di oggetto del pensiero. È ciò che, dal 1° luglio, ha preso corpo nella Costituente.
L’intuizione è tanto limpida quanto audace: convocare allo stesso tavolo, su un piano di parità, due generazioni avvezze a parlarsi solo a distanza. Da un lato dodici mentor che hanno attraversato le istituzioni italiane ai loro vertici — presidenti emeriti della Corte Costituzionale, già presidenti del Consiglio, ministri, una vicedirettrice generale dell’UNESCO. Dall’altro quaranta giovani under 35, selezionati per bando pubblico, provenienti dalla ricerca, dall’attivismo, dal volontariato, dal terzo settore, dalle amministrazioni locali. È un progetto di Ecosistema Futuro, la più ampia partnership italiana votata al pensiero di lungo periodo.
Il valore risiede nella reciprocità di ciò che ciascuno reca con sé. I mentor mettono a disposizione memoria, metodo e una conoscenza profonda dei meccanismi istituzionali: di ciò che appare immutabile e pure è mutato, e di ciò che resiste a ogni riforma. I giovani portano l’urgenza, una dimestichezza naturale con l’incertezza e qualcosa che nessun altro può offrire: l’interesse diretto a un 2050 abitabile, poiché toccherà a loro abitarlo. Non un’audizione, non una consultazione di maniera, ma un dialogo che genera regole condivise.
La Costituente, in effetti, è chiamata a gettare le fondamenta. Tra il luglio 2026 e l’inizio del 2027 ne disegna l’architettura: chi partecipa, secondo quali modalità si delibera, quali priorità per l’Italia a venire. Da quel lavoro scaturirà l’Assemblea Nazionale sul Futuro, attesa a Parma nel 2027, dove cittadini estratti a sorte immagineranno collettivamente l’Italia del 2050. È un metodo prima ancora che un esito: partecipazione paritaria, trasparenza e selezione aperta divengono la forma stessa in cui il futuro viene concepito.
Ne nascerà infine un documento: una visione elaborata non da chi commenta il domani, bensì da chi lo abiterà. L’ambizione è consegnare a chi legifera una bussola, affinché ogni scelta del presente sia commisurata alle conseguenze su chi verrà dopo. È il principio dell’equità intergenerazionale, di recente accolto nella Costituzione, che qui acquista corpo e voce. Il futuro non è un destino da subire: è materia che si può plasmare. E vale la pena prendere le mosse proprio così — facendo sedere, allo stesso tavolo, chi quel futuro lo ha preparato e chi ne sarà erede.
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