Ottant’anni. Li dimostra, la nostra Repubblica? Regge bene? O cigola? «Occorre chiedersi se la nostra democrazia, che è riuscita a radicarsi e a prevalere contro chi la contrastava, sia riuscita anche a resistere, correggendo le pratiche che attualmente la affliggono: patologie politiche assai più che istituzionali» giacché «la nostra è una Costituzione forte a fronte di un sistema politico debole». Così si legge nel bel volume scritto da Giuliano Amato e Giovanni Tarli BarbieriLe stagioni della Repubblica” (Il Mulino), un agile compendio critico della vicenda istituzionale di questi otto decenni. Innanzitutto, il libro si fa apprezzare per la chiarezza sia – ma non v’era dubbio – di Amato che del costituzionalista Tarli Barbieri (i due scrivono i capitoli separatamente), così che qui si trovano spiegati i grandi problemi politici e costituzionali e i nodi che connotano questa fase della vita della Repubblica.

Ed è forse in questa frase dell’introduzione che si ritrova il senso del libro: «Fu detto che eravamo passati dalla democrazia parlamentare alla democrazia dei partiti. In realtà la democrazia parlamentare ha funzionato al meglio sino a quando non si sono ammalati, fino a essiccarsi, i vecchi partiti». La storia è lunga e non può che partire dalla Assemblea Costituente. Già lì si ritrovano elementi decisivi per il dibattito odierno, giacché – osserva Amato – in quella sede «si finì per non adottare alcuna cura energica a garanzia della stabilità»: col passare del tempo si è visto che il problema non è stato risolto. Se ne discusse ancora, anche in frangenti drammatici (la fine della presidenza Cossiga) e poi con la Bicamerale D’Alema e con le varie proposte degli ultimi anni.

Qui è tutto brillantemente ripercorso mettendo in luce che la politica ha garantito il tendenziale inveramento del dettato costituzionale: ed è da quando il sistema dei partiti ha cominciato a scricchiolare che si sono evidenziati seri problemi di ammodernamento e sviluppo di quel dettato. Le soluzioni “tecniche” non hanno avuto la forza di svolgere un’adeguata opera di “manutenzione” della Carta, né lo potevano. Ecco dunque le incognite di un sistema politico debole a fronte di immensi problemi nuovi.