Ci voleva uno studioso come Giovanni Maria Vian per produrre un complesso ma agevole volume sulla Bibbia, anzi sulle Bibbie. Va considerato questo “Le vie delle Bibbie” (il Mulino) come un manuale per orientarsi in una materia complessa come poche e spessissimo citata a sproposito. Non esiste “la” Bibbia, ma le Bibbie, cioè molte versioni, traduzioni e percorsi storici: un corpo in evoluzione da millenni, fin dalle tradizioni orali, basi delle scritture nel contesto ebraico.

Le Bibbie sono molteplici, stratificate, contraddittorie perfino, figlie di secoli di riscritture, di mani diverse, di intenzioni che si accavallano e talvolta si ignorano. Vian lo spiega con la pazienza di chi sa che la chiarezza, in questi casi, non è semplificazione ma disciplina: i testi non nascono, si accumulano. Scrive Vian che «i libri che la compongono si sono infatti formati nel corso di diversi secoli e sono il frutto di stratificazioni e riscritture continue (…) La composizione della Tarak (la Bibbia ebraica, ndr) occupa quasi per intero il millennio precedente l’era cristiana, mentre la redazione del Nuovo Testamento è ristretta in meno di un secolo, tra il 50 e il 130 circa».

Vian, già direttore dell’Osservatore romano e ordinario di Filosofia patristica, spiega in queste pagine un po’ tutto quello che c’è da sapere intorno al “libro dei libri”, la sua genesi e la sua multiforme trasformazione, e ovviamente il nesso tra la tradizione giudaica e quella cristiana. Non solo. «Alle radici costituite dalla cultura greco-romana, dall’ebraismo e dal cristianesimo si aggiungono altre componenti. Verso la fine dell’età tardoantica, dalle regioni orientali al confine dell’impero giungono nei territori europei diverse popolazioni germaniche e dilaga in Spagna l’espansione islamica». Un’evoluzione che include dunque l’apporto della cultura europea, e non solo, alla tradizione biblica.

Il libro è, e non potrebbe essere diversamente, assai erudito. Un’occasione per colmare lacune che quasi tutti si portano dietro. Questo gigantesco crogiuolo impone un’attenzione eccezionale agli aspetti storici, filologici, culturali allo studio della Bibbia, innanzitutto tenendo presente “com’è fatta”, e le sue evoluzioni. Il libro di Vian appunto esplora i modi e i tempi della sua diffusione, i suoi incontri con il cristianesimo e con altre culture religiose: è un ginepraio in cui ci si inoltra con la pazienza della ricerca, meglio ancora se animata dalla fede.