Un reportage da Londra nel corso del quale emerge il gran lavoro svolto dal NHS, il sistema sanitario pubblico della capitale inglese, e dove in poche ore è stato raccolto quasi un milione di euro per comprare cibo per le fasce più deboli. Un servizio firmato dal giornalista e fotoreporter Corrado Amitrano che da mesi vive nella City.

 

Sono in giro per la capitale senza sosta, senza esitazione. La macchina NHS, il National Health Service (il sistema sanitario pubblico a Londra)  si è attivata. Cinque ospedali temporanei sono stati creati dal nulla a una velocità impressionante. Diecimila posti letto attrezzati con ventilatori per la terapia intensiva.

Ambulanze, medici e paramedici sono impegnati tra le strutture ospedaliere e i controlli domiciliari al fine di curare, censire e contenere la diffusione del Coronavirus.

In Gran Bretagna non si è ancora raggiunto il picco della diffusione del covid-19, ma ci stiamo avvicinando rapidamente: 100.000 casi di contagio e solo da ieri si sono verificati, nella sola capitale inglese, circa 153 decessi portando il numero totale delle vittime del contagio a 3.377.

La North West University Trust di Londra, che gestisce gli ospedali di Harrow, Brent ed Ealing, ha ora il maggior numero di decessi, 350, legati al coronavirus fin ora registrati  nella City.

Royal Free (348), King’s (288), Barts (280) e Imperial (244) costituiscono i primi cinque siti NHS a Londra con il maggior numero di pazienti uccisi dal virus. Solo l’University Hospitals Birmingham NHS Trust conta più decessi in Inghilterra con 505 morti correlati al coronavirus.

Si restringe anche la morsa del lockdown attorno alla capitale. Esercito e polizia britannica sono in strada per evitare assembramenti di due o più persone e continuano nel frattempo le disinfestazioni delle strade dai quartieri principali alla periferia.

Sebbene le strade di Londra siano deserte e la maggior parte dei residenti stia rispettando i consigli del Governo sul “Restate a casa”, sono ancora molti i britannici che non seguono l’invito partito dal primo ministro Boris Johnson, attualmente ricoverato dopo la positività al coronavirus ma non più in terapia intensiva, e nonostante i beni di prima necessità siano tornati sugli scaffali dei supermercati, lunghe file di consumatori continuano a formarsi lungo i marciapiedi della città.

E’ bastato un appello per una campagna di raccolta cibo per le persone meno abbienti, e in sole 24 ore si sono raccolte oltre 850mila sterline (circa 975mila euro).

Food for London Now, la campagna di Evening Standard grazie alla quale lo stadio Tottenham Hotspur è stato trasformato nel primo hub della comunità. Dozzine di volontari dotati di mascherine e guanti in lattice sono impegnati a preparare pacchi di viveri da distribuire ai londinesi più vulnerabili.