Napoli è la terza città d’Italia, la capitale del Mezzogiorno, una metropoli destinata a svolgere un ruolo da protagonista nella storia mondiale. Eppure, a quanto pare, non è facile convincere esponenti politici di primo piano a candidarsi a sindaco del capoluogo campano. Il Partito democratico, però, sembra aver trovato il modo per convincere uno tra il presidente della Camera Roberto Fico e il ministro Enzo Amendola a “bere l’amaro calice” e a guidare il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle alla conquista di Palazzo San Giacomo. La chiave è una legge speciale per Napoli che il segretario dem partenopeo Marco Sarracino ritiene «non più rinviabile dopo dieci anni in cui il debito è aumentato a causa di scelte sbagliate» e il senatore Sandro Ruotolo sollecita per «quei Comuni che si trovano in difficoltà e vanno sostenuti».
Che almeno il Pd discuta della possibilità di una legge speciale per Napoli è cosa buona e giusta. Anche perché altre forze politiche sembrano troppo impegnate nell’offrire una sponda al sindaco uscente Luigi de Magistris e nell’individuare il proprio candidato alla guida di Palazzo San Giacomo per occuparsi di temi strategici per il futuro della città quali il debito comunale e la legge speciale (ogni riferimento al centrodestra e al pm Catello Maresca non è affatto casuale). La domanda, però, sorge spontanea: perché il Pd discute di questi temi soltanto ora, quando alle elezioni manca una manciata di mesi? Perché, nonostante il debito complessivo del Comune si aggiri intorno ai quattro miliardi di euro, ancora manca una prospettiva di risanamento, rilancio e sviluppo di Napoli? Perché non si è pensato prima a delineare una legge speciale per la città?
Si tratta di interrogativi tutt’altro che trascurabili. La legge speciale, infatti, è uno strumento (spesso e volentieri demagogico, ma tant’è) che una classe dirigente utilizza per colmare un buco. Nel caso della Napoli di oggi si può parlare addirittura di voragine, visto che il disavanzo ammonta a quasi due miliardi e 700 milioni di euro e si è più che triplicato nei dieci anni di amministrazione de Magistris. Ciò su cui si deve intervenire tempestivamente, però, sono le cause di quella voragine. E cioè l’incapacità di riscossione, la gestione scellerata del patrimonio immobiliare, l’irrazionale organizzazione delle società partecipate e tutte le altre inefficienze che hanno caratterizzato l’amministrazione arancione. I due temi non possono essere separati: se da un lato è logico pensare a un sostegno per un ente che è di fatto in dissesto finanziario, dall’altro è doveroso intervenire sui problemi strutturali che hanno portato il Comune al crac. Perché parlare di una legge speciale per Napoli implica una discussione seria per quanto riguarda non solo la gestione delle casse comunali, ma soprattutto le prospettive programmatiche di chi ambisce ad amministrare la città.
Tutto ciò presuppone un approccio che non riduca il tema della legge speciale a strumento per convincere questo o quell’esponente politico ad accettare la candidatura. Servono, dunque, un’analisi rapida e approfondita delle condizioni del Comune e una visione di lungo periodo che consenta di rimuovere le cause del debito a prescindere dal sostegno che dovesse essere garantito dal Parlamento. Altrimenti salvare Napoli diventerà un’utopia. Con o senza legge speciale.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.