La premessa l’ha fa all’inizio del suo lungo post, ovvero che parla di questi argomenti “dal 2013”. Beppe Grillo torna infatti sul ruolo della libera informazione nel Paese lanciando per l’ennesima volta un suo programma che mette insieme la Rai, internet gratis nelle piazze, lo stop ai contributi pubblici ai giornali.

Proposte che sanno già di vecchio, dato che Grillo le ripete da anni, e che il Movimento 5 Stelle poteva applicare, proponendole come partito di opposizione o al governo nelle ultime due esperienze a sostegno dell’esecutivo di Giuseppe Conte. 

Quello che più imbarazza però del post di Beppe Grillo è la parte relativa al servizio pubblico, la Rai che il co-fondatore e garante del Movimento 5 Stelle vorrebbe “sul modello BBC, con un canale senza pubblicità, riforma governance Rai con consiglieri indipendenti dalla politica, soppressione Commissione Vigilanza Rai”.

Grillo che però, come evidenzia il segretario della Vigilanza Michele Anzaldi, si dimentica che la tv di Stato “da tre anni è amministrata dai vertici decisi dal Movimento 5 stelle e da Conte, a partire dall’amministratore delegato Salini, ed ha raggiunto il punto più basso per qualità dell’informazione, rispetto del pluralismo, deontologia giornalistica”.

Per questo il comico genovese “prima di parlare di riforma della Rai, Beppe Grillo farebbe bene a chiedere scusa per il fallimento di questa Rai targata M5s e scelta dai Governi Conte”. 

I grillini hanno avuto infatti prima la guida della commissione di Vigilanza Rai per 5 anni, dal 2013 al 2018, come principale partito di opposizione, e poi la guida della Rai dal 2018 a oggi.

Quanto alle riforme della Rai proposte da Grillo, Anzaldi ricorda al numero del Movimento che i grillini “avrebbero potuto evitare questa deriva con il pieno rispetto della legge: dare all’azienda un vero presidente di garanzia. Invece il Movimento 5 stelle ha consentito incredibili abusi con la nomina di Foa, il contrario di un presidente di garanzia noto per gli insulti al Capo dello Stato. M5s ha consentito che si ripetesse in modo illegittimo la votazione su Foa, fatto senza precedenti effettuato addirittura con il voto di una mozione ad hoc in Vigilanza, poi ha fatto finta di non vedere che fosse stata effettuata una votazione con sospetta segnalazione dei voti e infine ha negato l’accesso agli atti, la trasparenza. E ora Grillo ha anche il coraggio di parlare di riforma?”, accusa Anzaldi.