Una pioggia di soldi sulla città e nessuno in grado di spenderli. È la sintesi dell’attuale condizione di Napoli. Piove sul bagnato e Gaetano Manfredi sa di non avere un ombrello (ma lo sapeva anche quando ha deciso di candidarsi): «Il Piano di ripresa è molto complesso dal punto di vista della realizzazione dei progetti – ha spiegato il sindaco intervenendo all’Assemblea annuale dell’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani, in corso alla Fiera di Parma – e questo richiede un’organizzazione, delle professionalità soprattutto tecniche all’interno dei Comuni che oggi non ci sono. Questo non riguarda solo il Comune di Napoli, dove non ho neanche un dirigente tecnico di ruolo, ma tutti i Comuni italiani. Senza una struttura tecnica di qualità ma commisurata alle risorse da spendere noi avremo grandissimi problemi a poter realizzare i progetti che vengono immaginati».

Manfredi è preoccupato e ha ragione di esserlo, e lo siamo anche noi. Gli enti locali avranno un ruolo decisivo nell’attuazione dei progetti del Pnrr e, se è vero che i numeri non mentono mai, rischiamo di buttare al vento una marea di soldi e un’occasione irripetibile. Ma è anche vero che, dopo aver analizzato i dati, il Sindaco dovrebbe proporre ai cittadini che lo hanno eletto delle soluzioni. Le ultime indagini condotte sulle amministrazioni comunali hanno rivelato che il Comune di Napoli ha una capacità di spesa del 69,7%, percentuale che si abbassa di molto quando parliamo di gestione economico-finanziaria arrivando appena al 27%. Al di sotto del 70% la percentuale è preoccupante perché gli enti non raggiungono la soglia definita “di attenzione”.

Non saper spendere equivale, quindi, a non riuscire a portare a termine i progetti. «Se vogliamo realizzare veramente quello che ci siamo prefissi – ha sottolineato il sindaco di Napoli – dobbiamo mettere in condizione i Comuni, soprattutto quelli che sono più in difficoltà, di poterlo fare e bisogna ripartire da un’organizzazione amministrativa efficace ed efficiente, da un reclutamento di personale di qualità, altrimenti tra 3/4 anni, scopriremo che i soldi del Pnrr non sono stati spesi, che i progetti che ci eravamo prefissi di realizzare, non sono stati realizzati e vedremo un film già visto». E il film è questo: negli ultimi anni dei 311 milioni di euro inseriti nel Patto per Napoli (che non è quello al centro dell’attenzione oggi) sono stati emessi pagamenti solo per 40,45 milioni, pari ad appena il 13%.

Dei progetti inseriti all’interno del programma di investimenti varato nel 2016, solo il 7% è stato realizzato, il 93 risulta ancora in corso: gran parte degli interventi si sarebbe dovuta concludere già da anni, mentre per un’altra sono stati investiti zero euro. Un film horror con i Comuni attori protagonisti. L’associazione Openpolis, infatti, ha stilato un report nel quale spiega molto bene il ruolo delle amministrazioni locali nella gestione del Pnrr: complessivamente gli enti locali saranno chiamati a gestire un importo compreso tra i 66 e i 71 miliardi di euro. Si tratta di un valore percentuale compreso tra il 34,7% e il 36,9% dei fondi destinati all’Italia. Un altro aspetto particolarmente critico riguarda i tempi molto stretti che sono stati individuati nel Pnrr per la realizzazione delle opere. Tutti i progetti legati al piano, infatti, dovranno tassativamente concludersi entro il 31 marzo del 2026. Fattore che potrebbe mettere in difficoltà gli enti locali. Dall’analisi emerge che la conclusione della maggior parte dei progetti è stimata – com’era prevedibile – per la seconda parte dell’arco temporale coperto dal piano. Infatti, pur tenendo presente che con le risorse stanziate dal Recovery sarebbe stato possibile finanziare anche spese già previste a partire dal primo febbraio 2020, possiamo osservare che solo il 20% delle risorse sarà erogato entro la fine del prossimo anno. Mentre la gran parte dei finanziamenti (il 46% circa) dovrebbe avvenire tra il 2024 e il 2025. I documenti parlano chiaro: realizzare progetti validi e realizzarli in questi tempi. È chiaro che la strada è tutta in salita. «La vera vittoria da parte del Paese non è soltanto spendere i soldi, ma è spenderli per raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissi, cioè avere un Paese più coeso, un Paese che cresca di più e che riduca i suoi divari perché questo significa anche avere opportunità di crescita migliori rispetto a quello che è avvenuto negli ultimi anni» ha dichiarato Manfredi.

Ecco, le idee ci sono ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Per ora solo un mare di soldi. Si aspettano capitani coraggiosi. Un nome ce l’avremmo: Manfredi.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.