L’esperienza di Marco Mancini nei servizi segreti termina in maniera netta e brusca. Lo 007, dirigente del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), paga a caro prezzo l’incontro pre-natalizio con l’ex premier Matteo Renzi in una piazzola dell’Autogrill di Fiano Romano.

A Mancini infatti il nuovo vertice dell’istituzione, quella Elisabetta Belloni nominata dal premier Mario Draghi al posto del fedelissimo dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, Gennaro Vecchione, ha comunicato nei giorni scorsi le due alternative: andare in pensione anticipatamente o il trasferimento all’Arma dei Carabinieri.

Un ritorno che equivale di fatto ad un licenziamento. Per questo Mancini ha prima preso un periodo di ferie e poi ha manifestato l’intenzione di presentare domanda di prepensionamento con decorrenza metà luglio.

A 60 anni, dopo 37 passati nei servizi segreti, termina così la carriera di un personaggio che negli ultimi decenni è stato al centro di alcuni fatti a dir poco controversi, l’ultimo in ordine di tempo proprio l’incontro con Renzi in Autogrill: una vicenda sulla quale l’ex capo dei servizi segreti Vecchione, chiamato a risponderne al Copasir, non ha saputo dare una spiegazione plausibile. 

Ma nel passato di Mancini ci sono altri fatti clamorosi: il sequestro in Iraq nel 2015 e la liberazione della giornalista de Il Manifesto Giuliana Sgrena, durante la quale perderà la vita Nicola Calipari, come Mancini dirigente del Sismi.

Quindi il caso Abu Omar, per il quale viene arrestato nel 2006 con l’accusa di concorso in sequestro di persona riguardo al rapimento dell’imam egiziano della moschea di viale Jenner a Milano. Nel processo, col pm Armando Spataro che aveva chiesto la condanna a 10 anni per Mancini, l’agente dei servizi segreti se la caverà col non luogo a procedere in ragione del segreto di Stato, confermato in Appello. La Cassazione nel 2012 annulla la sentenza ritenendo che il segreto di stato non cora tutti i comportamenti dello 007, si torna ad un nuovo processo in Appello con la condanna a 9 anni di reclusione.

Grazie ad un verdetto della Corte Costituzionale sull’applicabilità del segreto di stato, in Cassazione viene annullata senza rinvio la condanna nei confronti di Mancini (assieme a Nicolò Pollari, direttore del SISMI, ed altri 3 agenti) in quanto “l’azione penale non poteva essere perseguita per l’esistenza del segreto di Stato”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia