L'intervista
Massino, il generale chiamato da ADM per legalità, trasparenza e controllo
Alla guida dell’Internal Audit dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dal novembre 2025 interpreta un incarico strategico voluto dal Direttore Roberto Alesse
In una stagione in cui la pubblica amministrazione è chiamata a misurarsi ogni giorno con trasparenza, rapidità decisionale e affidabilità dei controlli, la scelta di affidare l’Internal Audit di ADM al Generale Rosario Massino assume un significato che va oltre la semplice nomina organizzativa. È il segno di una linea precisa impressa dal Direttore Roberto Alesse, alla guida dell’Agenzia dal gennaio 2023, che punta a consolidare un modello amministrativo fondato su legalità, indipendenza delle verifiche interne e qualità delle decisioni.
Massino porta in questo ruolo una lunga esperienza maturata nella Guardia di Finanza, tra cooperazione internazionale, contrasto alle frodi, spesa pubblica, tutela degli interessi finanziari dell’Unione Europea e responsabilità di comando di alto livello, fino all’incarico di Comandante Regionale Liguria. Un profilo che si salda con la missione stessa dell’Internal Audit di ADM, struttura che opera alle dirette dipendenze del vertice dell’Agenzia per mappare i rischi, valutare l’adeguatezza dei controlli interni e intervenire, quando necessario, anche con approfondimenti ispettivi straordinari. È dentro questa cornice che l’intervista al Generale Massino acquista particolare interesse, perché consente di comprendere come oggi ADM stia cercando di tenere insieme integrità amministrativa, innovazione digitale, tutela degli operatori economici e credibilità istituzionale. E consente anche di leggere più da vicino il valore di una scelta che rafforza il raccordo tra Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e Guardia di Finanza, nel nome di una vigilanza moderna, autorevole e sempre più aderente alla complessità del sistema-Paese.
Generale Massino, qual è oggi la missione concreta dell’Internal Audit all’interno dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli?
«L’Ufficio Internal Audit opera alle dirette dipendenze del Vertice dell’Agenzia e ne supporta l’azione nel garantire legalità, trasparenza, imparzialità, etica pubblica e correttezza dei rapporti con gli utenti. La sua missione principale è individuare, mappare e valutare i processi e i rischi collegati alle attività delle diverse strutture ADM, così da verificare l’adeguatezza del sistema dei controlli interni e prevenire fatti che possano ostacolare gli obiettivi istituzionali. In sostanza, l’idea è governare i rischi prima che si trasformino in criticità. A questo si aggiunge, su delega del Direttore, lo svolgimento di indagini ispettive straordinarie su situazioni anomale o potenzialmente irregolari».
In che modo l’Internal Audit contribuisce a rafforzare efficienza, legalità e credibilità di ADM?
«L’attività viene svolta secondo standard internazionali consolidati, già adottati in grandi organizzazioni pubbliche e private, con l’obiettivo di ridurre i rischi e assicurare che i processi si svolgano nel rispetto delle regole, in modo efficace ed efficiente. Gli auditors analizzano i processi insieme ai responsabili delle strutture interessate, individuano i rischi operativi, organizzativi e corruttivi, valutano i controlli esistenti e formulano raccomandazioni migliorative. La logica non è quella di contrapporre controllori ed esecutori, ma di diffondere una cultura del controllo come parte integrante della gestione. In questo quadro è centrale anche la digitalizzazione, che consente maggiore tracciabilità, uniformità, controlli automatici e minore discrezionalità nei rapporti con l’utenza. ADM sta inoltre esplorando strumenti di intelligenza artificiale, sempre con la consapevolezza che la valutazione finale debba restare umana».
Quanto conta il fatto di riportare direttamente al vertice dell’Agenzia?
«Conta moltissimo, perché l’internal audit è una funzione di staff che deve poter operare con autorevolezza, indipendenza e obiettività rispetto alle strutture operative e a quelle di supporto. Il collegamento diretto con il Vertice rafforza non solo l’autonomia del controllo, ma anche la capacità dell’audit di affiancare il management come consulente qualificato nell’esercizio delle funzioni di indirizzo».
Quali sono oggi i principali rischi che un organismo complesso come ADM deve presidiare?
«ADM opera in settori molto diversi tra loro, come dogane, accise e giochi, interagendo con una platea ampia e articolata di cittadini e operatori economici. Per questo l’attenzione dell’Internal Audit riguarda tutte le categorie di rischio, ma una priorità particolare è riservata ai rischi corruttivi, che hanno un impatto economico e reputazionale molto elevato per l’Agenzia e per il sistema-Paese. Su questo fronte vengono analizzati i processi dei diversi settori e proposte misure organizzative per ridurre le aree di vulnerabilità, anche alla luce delle risultanze ispettive. Grande rilievo assume poi la gestione delle informazioni, soprattutto nelle istanze di riesame dell’accesso civico generalizzato, dove occorre bilanciare trasparenza amministrativa, tutela dei dati personali, riservatezza e interessi sensibili».
Come vengono individuati uffici, procedimenti e settori da sottoporre ad audit?
«ADM dispone già, per assetto gerarchico, di ordinari livelli di controllo interni tra strutture centrali, territoriali e locali. L’Internal Audit si colloca in questo sistema con una funzione più ampia di valutazione dell’adeguatezza dei controlli sui processi selezionati annualmente sulla base di una preventiva analisi dei rischi. I macro-processi dell’Agenzia vengono scomposti in processi più specifici, ciascuno dei quali viene esaminato sotto il profilo dei rischi e dei controlli posti a presidio. La selezione avviene con un’analisi multicriterio che tiene conto delle priorità strategiche, dei dati raccolti, delle proposte delle strutture centrali e territoriali e degli esiti ispettivi. Tutto confluisce nel Piano annuale di audit, valutato dal Comitato di gestione e adottato dal Direttore. Dal 2026, dopo la riorganizzazione territoriale, anche le Direzioni territoriali concorrono a questa funzione».
Nel corso delle vostre attività avete riscontrato anomalie significative?
«L’attività di audit, per sua natura, tende a individuare disallineamenti rispetto al modello di funzionamento ottimale previsto dalle norme e dalle misure organizzative dell’Agenzia. Questo comporta verifiche su aspetti amministrativi, procedurali, organizzativi e tecnologici. È un lavoro complesso, che richiede conoscenza profonda dell’organizzazione e capacità di interazione con tutte le strutture competenti. Senza entrare in aspetti riservati, va detto che molte raccomandazioni riguardano la gestione delle risorse umane, la qualità delle competenze e la necessità di investire nella formazione come leva strategica di prevenzione».
C’è un caso concreto che può far capire l’utilità dell’audit?
«Un esempio può essere tratto da una segnalazione su presunte anomalie in un comparto commerciale soggetto a concessione amministrativa e di particolare rilevanza fiscale. L’intervento ispettivo ha portato alla razionalizzazione della procedura di rinnovo delle concessioni, trasformandola da cartacea a completamente digitale. Questo ha semplificato gli adempimenti per gli operatori economici e ha ridotto il rischio di intermediazioni informali o distorsive, rafforzando trasparenza, correttezza ed efficacia del procedimento amministrativo».
Qual è il messaggio ai cittadini e agli operatori economici sul valore di un controllo interno indipendente?
«ADM persegue un obiettivo strategico che tiene insieme legalità, gettito tributario, sicurezza nazionale e tutela degli operatori onesti e dei cittadini. È una sfida delicata, perché bisogna conciliare controlli efficaci con rapidità degli scambi e semplificazione amministrativa. Spesso non si percepisce quanto l’Agenzia incida nella vita quotidiana: dai beni importati da Paesi extra UE alle merci esportate dalle imprese italiane, fino al carburante che utilizziamo ogni giorno. Garantire integrità, correttezza e affidabilità dell’azione amministrativa significa quindi far funzionare meglio il mercato, rafforzare l’equità fiscale e tutelare imprese e consumatori».
Un’ultima riflessione: qual è il senso del suo inserimento in ADM come Generale della Guardia di Finanza?
«L’inserimento di un Generale della Guardia di Finanza nella dirigenza ADM rappresenta un passaggio di forte rilievo istituzionale e si inserisce in una strategia di collaborazione sempre più stretta tra il Corpo e l’Agenzia. È il segno di una partnership destinata a consolidarsi stabilmente, anche alla luce dei protocolli sottoscritti negli ultimi anni e del nuovo assetto organizzativo dell’Agenzia. Al di là delle persone, conta il valore sistemico della scelta: rafforzare il raccordo dentro il perimetro del Ministero dell’Economia e delle Finanze e favorire uno scambio di esperienze utile a entrambe le istituzioni, nell’interesse del Paese».
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