“La situazione è sfuggita di mano come a Bolzaneto“. Parole di Emilio Fattorello, segretario del sindacato di polizia penitenziaria Sappe, raggiunto dai cronisti all’esterno del carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) dove poco prima delle 18 è arrivato il segretario della Lega Matteo Salvini che ha annunciato la propria solidarietà ai 52 agenti destinatari di misure cautelari dopo la mattanza del 6 aprile 2020, quando quasi 300 poliziotti, così come emerso nei video diffusi nei giorni scorsi, hanno brutalmente pestato e torturato decine e decine di detenuti ristretti nel reparto Nilo.

Fattorello si scaglia contro la “gogna mediatica senza contraddittorio” che “rischia di strumentalizzare e vanificare il lavoro di 40mila persone (agenti penitenziari, ndr) che ogni giorno salvano centinaia di detenuti dai cappi, dalle impiccagioni e da atti autolesionistici. Sono qui per reagire alla gogna mediatica perché la polizia penitenziaria non è quella che abbiamo visto nei video, da cui noi prendiamo le distanze. La situazione  – ammette – tecnicamente è sfuggita di mano come a Bolzaneto (21 luglio 2001, la caserma delle torture del G8) e in quelle immagini vedo tutta la frustrazione del personale che subisce sempre, tutti i giorni. Perché è sfuggita di mano? Perché non poteva esistere che una operazione del genere si tramutasse in un pestaggio”.

Poi aggiunge: “Operazioni del genere non si fanno a telecamere spente. A noi agenti è vietato portare telefonini all’interno mentre invece ci sono diversi detenuti che riescono a procurarsi cellulari. Dall’alto è arrivato l’ordine di perquisizione straordinaria ma le modalità non erano alla luce di tutti”.

La direttrice accusata di pestaggi: “Non ero presente, ero malata: querelo tutti”

Elisabetta Palmieri, direttrice del carcere di Santa Maria Capua Vetere, smentisce di aver partecipato ai pestaggi (accusa partita da un detenuto in carrozzella) minacciando di querelare tutti: “Sono stata assente per tre mesi per motivi di salute” ha spiegato ai giornalisti all’esterno del carcere. Quanto all’ accaduto, la direttrice definisce “agghiaccianti e ingiustificabili” le violenze, ma contestualizza l’episodio: “C’era stata comunque una protesta molto forte il giorno precedente da parte dei detenuti al primo caso Covid, con la presa di possesso di alcune sezioni. Ma questo non giustifica la violenza”. Sulle presunte accuse di foto false e depistaggio: “Questo è tutto da provare. Ora sono state disposte le misure cautelari, toccherà adesso alla difesa”.

Ciro Cuozzo e Rossella Grasso